venerdì 25 luglio 2008
domenica 22 giugno 2008
capita.
E’ un concetto su cui ho riflettuto traendolo dal “Libro dell’inquietudine” di Pessoa.
Ed è anche vero che questa, quando ti assale, è spaventosa, logorante, fa parte di quelle sensazioni che vengono così, senza che tu le abbia cercate, o volute, e non le sai spiegare.
E allora è come se non abbia più molto da dire a me, non converso più con me stessa, non mi spiego i miei sentimenti, non razionalizzo le mie paure e oscillo tra i venti.
Aspetto, stimoli forse, ma, in effetti, solo sensazioni.
Nel frattempo non ho nemmeno più molto da dire agli altri, o forse semplicemente non mi interessa più tanto e a volte mi chiedo quanto più ampio sta diventando il mio vuoto, quanto più dura la mia intolleranza, quanta enormità nella voglia di scomparire.
E’ una sensazione che sa di sconfitta, sa di inutilità, e di assenza.
Di nulla, io so ora di nulla e vorrei fregarmene di tutto e andare, eppure dovrei rifulgere di vita propria appunto per ovviare l’enorme tristezza dei fatti.
Invece ho l’abulia della sonnolenza, dell’assenza di voglia, ho l’inerzia di un giorno uguale all’altro, sempre lo stesso panorama dalla finestra, sempre la stessa sedia, le solite stronzate, le solite lamentele di gente che possiede più frustrazioni di me ed è convinta che un’aula di Tribunale gliele risolva, il mio sorriso ironico quando mi sento chiamare avvocato, le mie inutili precisazioni.
Il solito nulla, senza lampi e non godo di nulla, nemmeno di una buona cena e di un buon vino in ottima compagnia.
Non godo di nulla, ma al contempo ho l’inquietudine dell’azione, la totale e assoluta voglia di oppormi a qualsiasi metodo dell’agire comune che possa dirsi tale.
Ho l’idea di oppormi a qualsiasi logica, a qualsiasi scienza dell’agire.
E qui immagino diversi futuri paralleli, diverse me.
Ma sono lampi, poi tutto perde il senso, in alternate fasi calanti.
E allora vorrei dormire a lungo, non ammettere di aver sbagliato, ma tanto vale accorgersene.
Posso riparare, cambiare, modificare, essere qualcos'altro, forse.
E posso anche pensare che siano crisi così..lunghetta la mia eh, posso pensare che ognuno attraversando la strada che a scelto si guardi e si chieda che ho fatto? Ho davvero fatto qualcosa? Oppure ho così male interpretato me stessa da aver sbagliato tutto ciò che mi riguarda?
Si sbaglia, si pensa, poi forse si torna, poi ci sente in colpa per chi non ha scelto, ma solo subito gli eventi, ma la verità è che l’uomo è innatamente egoista e i sensi di colpa durano lo stretto necessario a farci sentire migliori di quel che siamo.
Allora lascio.
Lascio la professione civile.
Amen, pace e bene a tutti.
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seserla
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lunedì 16 giugno 2008
lavoro, lavoro e lavoro
Sarebbe utile disquisire sulle proposte di Legge portate avanti dalla maggioranza.Sarebbe quasi divertente disquisire sugli effetti che quelle Leggi avranno sul sistema giudiziario al collasso, già al collasso, una bestia morente, senza speranza, eutanasia.
Nei precedenti 5 anni Berlusconi è riuscito a rallentare ulteriormente i processi, al contempo ad essere applaudito per essere un uomo attento alla sicurezza del cittadino.
Così attento da inventare tali e tante scappatoie giudiziarie (ovviamente usufruibili solo dai possidenti che hanno denaro per pagare proficuamente i loro avvocati), che un processo dura il triplo rispetto a quanto durava negli anni ’90.
Ora durerà il quadruplo o il quintuplo.
Viva la prescrizione.
Viva il divieto di intercettare e vabbé ne siamo tutti lieti, tutti felici, ogni cittadino si sente più sicuro ora, ne sono lieta, per loro.
Ma non ha senso parlare di questo, oramai è andata, la popolazione ha accettato tutto e i giudici oramai sono diavoli (oh a volte lo sono per carità..), solo La Russa e i suoi militari garantiscono sicurezza, o la Lega e le sue patetiche ronde, perché no e le sue leggi ridicole sul reato di clandestinità ( ma dico pensate all’ossimoro in quel decreto si parla di espulsione immediata, ma assurgendo a reato la condizione di clandestino impone allo Stato ed ai giudici di incarcerare lo stesso affinché possa essere celebrato il processo, perché forse non lo sapete cari i miei leghisti ma l’imputato ha il diritto costituzionale di assistere al suo processo!!in sintesi il clandestino non può essere espulso.).
Oggi vorrei parlare, o meglio accennare, di una proposta di legge che gravita in seno all’U.E., o meglio di quella che diverrà una direttiva vincolante nello scopo per gli Stati membri.
In Europa, signori, si discute la modifica della direttiva 2003/88 sull’organizzazione dell’orario di lavoro. L’11 maggio scorso il Parlamento europeo ha espresso il suo primo parere. La Commissione sta predisponendo una proposta modificata di direttiva in vista del prossimo Consiglio europeo.
In Europa si pensa di abolire il limite massimo dell’orario lavorativo settimanale dei dipendenti, sia Statali che privati.
Niente più limite alle ore settimanali, e quindi anche giornaliere, svolte, il tutto sarà devoluto alla mera contrattazione NON COLLETTIVA, MA PRIVATA, tra datore di lavoro e dipendente.
Ciò comporta:
1) totale assenza di controllo sindacale su tali contrattazioni in assenza di una regolamentazione generale che ponga dei limiti all’orario svolgibile dal dipendente durante la settimana lavorativa.
2) totale sottomissione del dipendente al datore di lavoro.
3) cancellazione della disciplina degli straordinari (quindi ogni ora sarà pagata uguale e non maggiorata poiché in più).
4) massacranti turni di lavoro, privi di qualsivoglia tutela…poi il ministro del lavoro pensa a decreti sicurezza sul lavoro..
In Europa in sintesi, per bocca e penna di tutti i Ministri del lavoro degli Stati membri, ben ben appoggiati dalle varie Confindustria e in un’ottica liberista portata all’estremo, si stanno cancellando tutte le lotte dei lavoratori del ‘900. si sta annullando la storia. Si sta condannando la nostra generazione e le generazioni future all’annientamento psichico e fisico per pochi spiccioli, si condanna il lavoratore al lavoro forzato per non essere mai poveri, per non essere mai licenziati.
Il brutto è che l’Europa appare così lontana che nessuno se ne interessa, nessuno si interessa alle Leggi che essa emana, eppure le Leggi Europee hanno vigore nel nostro Stato.
La Legge passerà, lo so, senza che nessuno batta ciglio.
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seserla
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sabato 17 maggio 2008
ritorni

flash.
mesi
non ti vedevo da dicembre.
non ti vedevo sola da settembre 2007.
per me non ti vedevo da settembre.
ed ora sei qua, semplicemente, non ostante la vita vada avanti per tutti, la tua più immobile
probabilmente ci volevi tu, probabilmente sei stata tu, e io sono tornata indietro
ed è stato bello e mi è piaciuto e in fondo non sei cambiata per nulla, ed è divertente vederlo, ho rivisto ogni pregio ed ogni difetto, quasi forse un po' amplificati.
questione
e sì, l'Italia fa schifo mia cara, ma d'altro canto è assurdo pretendere un'italietta dotta e
bisogna concentrarsi sul piacere. il piacere
il piacere dei piedi nudi sul prato del
il piacere dell'assenza
il piacere
e sorridere
con voi, stasera, domani e dopodomani e se incontrerò un leghista avrò compassione della sua faccia grigia e triste, ossessionata da tutto, in preda alla paura, avrò pena
che cosa orribile la paura.
ma noi ce ne fottiamo, noi stasera e domani e dopo ridiamo, noi stasera e domani e dopo viviamo.
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seserla
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martedì 6 maggio 2008
portogallo.
ti prelevano appena scendi nella sezione metro e ti mettono sulla linea adatta, direzione centro città.
esci a Sao Paolo e sei catapultato indietro nel tempo di un centinaio di anni almeno, ti volti e vedi l'azzurro del rio che costeggia Porto, dietro di te infine salite nocciola, ai lati meravigliose viuzze talmente piccole che ti chiedi come le macchine possano entrarvi così alla perfezione e così velocemente, istintivamente dubiti dell'effetto ottico.
risali lentamente sino a praça da Libertade e poi giù a picco, improvvisamente, dalla cima, discese e colori e profumi e ti pare quasi che potrai fermarti solo ai piedi di una via qualsiasi che è il Rio, e poi è Ribeira e il mondo cambia, e la percezione del tempo cambia.
il passo si fa istintivamente lento ad osservare gli intonachi vecchi e scrostati, dignitosi e pieni di vita, ci si protende nelle porticine larghe 50 cm e alte 1 e 60, blu, si assorbe ogni odore ed ogni essenza, si guardano i pescatori stanchi alle porte di minuscoli bar e le donne che cucinano all'aria e ti sorridono invitanti, come le meretrici degli angoli mai nascosti, tornite e allegre.
a Ribeira ci si perde con assoluta gioia, a Ribeira si seguono gli splendidi odori di cucina di pesce e pane e dolci e spezie, ci si ferma con gli odori, o per il vino verdhe regalato o per la musica o le danze improvvisate e allegre, spontanee, non turistiche, i turisti sono più su, molto più su.
a Ribeira c'è povertà dignitosa, e ci sono i sorrisi più belli della città, e li osservi tutti e tutti indicano il Rio e il tram e le fabbriche di porto generose.
a Ribeira tutto è obliquo e scosceso, tutto è nocciola e scrostato, tutto è meravigliosamente vecchio, tutto è mestiere, ciabattini, pescivendoli, baristi d'altri tempi, pellettieri, librai.
librai..qui scopri che Ricardo Reis è uno pseudonimo di Pessoa e tu, imbecille, hai lasciato dentro una libreria un'edizione autografia di opere di Reis, senza riconoscerlo, così, ti attiravano altre cose.
Ribeira è malinconica vista dal monastero, la si lascia con tristezza, a caso, col viso voltato tra gli alberi dell'Altalejo, percorri la statale tra l’odore penetrante di pini e querce, scegli dove fermarti, dove sostare, sorridi ai piloni messi apposta per le cicogne che costruiscono nidi di rami, enormi giacigli sopra le teste dei contadini e il verde dei campi e i carretti trainati dai buoi e i fiumi e le valli.
Poi arrivi a Nazarè e lì ti fermi.
È una città, non verrebbe voglia di fermarsi subito, perché città, poi passi vicino all’oceano ed è un’esplosione di blu e di bianchi, bianchi e blu e azzurri delle case e viuzze talmente strette da poter toccare entrambi i muri in lungo con un sol braccio e di nuovo odori e suoni e musiche e donne dai 7 veli colorati alle gambe e i sorrisi dei bimbi fuori da ogni vicolo in cui giocare a nascondino è il sogno di ogni bimbo, perchè laggiù i bimbi giocano ancora a nascondino e con le bambole sedute nelle sedie di paglia a far prendere loro il thé e a calcio ed è bello pensare che ancora si faccia e non esista solo play station o similari...
E ti fermi in spiaggia lentamente, assapori ogni rumore, l’oceano fa un rumore splendido, un gorgoglio profondo e continuato, sino al frastuono assoluto della tempesta.
Attendi, poi sono le 6 e i pescatori tornano in porto, le barchette colorate di nero a strisce blu, i berretti appuntiti simili a Venezia, sorridenti e le donne ai moli, in attesa, un rituale quotidiano che dimentica ogni attività, sono tutti al porto, tutti danno una mano, tutti si allungano alle casse di sardine e granchi e gamberi e aragoste, e tutti si spostano lenti in spiaggia più a sud, come una processione quotidiana, un vivere del mare ai loro ritmi, lenti aprono le sardine e le mettono al sole ad essiccare su essiccatori di legno semplicemente, così, all’aria, al mare, non immagino nessuno che possa venire a rubarne qualcuna.
Stessa fine i polipi, i granchi li offrono ai passanti, ad una miseria spesso gratis alla fine della serata, il prezzo va a viso, va a sorriso ed a rispetto dimostrato.
Va a viso anche la pensione d’azulejos in cui abbiamo dormito. Un viso da poco od una cortesia immensa. Un sorriso al mattino. Ed è di nuovo vicoli bianchi come il latte, ed ogni giorno danno una sensazione di diverso, di nuovo.
E poi via fino alle bocche dell’inferno, dove l’oceano non è mai calmo e ancora pini ed abeti e querce e piccoli paesi dai nomi ignoti e piccoli ristoranti ed altri sorrisi ed altri caffè e provare a fare il caffè con i vecchi per vedere l’Italia e la differenza e poi Lisbona dai ponti infiniti, Lisbona malinconica ma vestita a festa per i turisti, Lisbona città grande che perde un po' in genuinità.
Lisbona e l’alfama, dove il fado è perso in locali turistici, dai menù turistici e un Rio enorme ed inquinato, triste e spento.
Lisbona e qualche piacevole pezzo di Nuoro e dintorni per una birra, per caso.
Poi viene il deserto e l’Algarve e Obidòs e la sua gingja sin dal mattino, nettare di ciligie in un paese uguale a 500 anni fa, i suoi vecchi sembrano di 500 anni e ti guardano curiosi e sorridenti, scuotono il capo con dolcezza ai nasi per aria.
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seserla
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sabato 3 maggio 2008
la vergogna.

accade che torno in Italia dopo 8 splendidi giorni in giro per il Portogallo, da Porto a Sagres, passando per Lisbona e Nazaré ho conosciuto dei posti meravigliosi e della gente altrettanto bella, mi sono crogiolata sull'oceano e ho fatto surf per la prima volta in vita mia, volevo scrivere di questo e poi...
poi accade che il penultimo giorno di vacanza prendo in mano Le monde e leggo che Roma è andata al fascio picchiatore, sposto lo sguardo e vedo che Libero (un pò sconvolta per la sua presenza in Portogallo), titola: "Walter non ti resta che l'Africa", titolo quantomeno razzista e sciocco, oltre che volgare e la mia già azzerata voglia di tornare crolla ai minimi storici.
poi accade che torno in Italia e leggo:
"Le terribili minacce che giungono da Tripoli dimostrano che avevo visto giusto indicando la Libia come regista della strategia di invasione delle coste meridionali del nostro Paese. Per fortuna, grazie agli elettori, vi sarà finalmente nel nuovo governo la presenza significativa dei crociati della Lega Nord, in grado di combattere fermamente il pericolo del terrorismo jihadista e i suoi palesi e occulti sostenitori. L'Italia, grazie anche alla Padania, è un grande Paese e non si farà intimidire da chi semina sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà".
a tal punto sono totalmente inorridita e mi vien da dirvi a voi, a voi del nord, a voi che pensate di essere superiori e siete anche voi del sud Europa, ma forse anche la geografia è per voi troppo.
a voi che per quell'assurdo 7% che avete preso pensate di poter parlare a nome dell'Italia.
a voi che con le vostre viscide facce da maniaci pervertiti sorridete irridenti alle telecamere, affermando superiorità razziali inesistenti.
a voi che sareste la gioia di Lombroso al nord.
a voi che osate parlare di cultura con arroganza, anche se il vostro livello di conoscenza è pari a quello di un infante senza possederne l'innocenza.
a voi che viscidamente commentate le prostitute per strada, perché vi immagino così, vi vedo così, lo so, eppure vi riempite la bocca con la parola famiglia.
voi che ce l'avete duro e a guardarvi si dubita perfino che ce l'abbiate, mammolette incapaci di assumervi le vostre responsabilità se l'Italia va male.
a voi che vantate credibilità all'estero solo perché non sapete parlare altro che il vostro finto dialetto e non capite i titoli dei giornali, ma solo le immagini, con sforzo e tramite traduttore.
a voi piccoli fascisti in erba che cogliete l'acqua del Po in un ridicolo rituale che sostenete vecchio di millenni, dimenticando che la pianura padana è stata bonificata da Mussolini e voi esistete dagli anni '90.
a voi che vi piace viaggiare senza apprendere nulla.
a voi che sapete solo parlare di denaro e pensate di produrre per tutti e poi evadete in 140.000 tra Lombardia e Veneto e i tram signori ve li pagate con i nostri soldi, quelli di Roma ladrona.
a voi che volete rivisitare la storia perché l'avete studiata sulle figurine panini.
a voi che la sera tornate a casa dalle vostre mogli inveendo contro gli extracomunitari, salvo impiegarli nelle vostre fabbriche a meno del minimo salariale, sentendovi anche generosi in questo.
a voi che siete il prodotto peggiore della modernità paurosa e votata al nulla,
voi che siete potere del Dio denaro.
a voi che siete così meschini e ipocriti e maiali da avere schifo di voi e dar aver schifo di chi ha creduto in voi.
a voi che prendete la prima comunione guardando lascivi il Cristo che pensate vicino.
a voi io dico che siete gli ultimi dell'Italia, voi siete coloro che rinnegano il nostro passato, la nostra storia, la nostra immane cultura storica e artistica.
voi e solo voi siete coloro che disonorano l'Italia.
voi siete la nebbia d'Italia.
siete il nulla che vaga in una parlata indecente.
siete coloro che abitano in una terra che è grigia dal cielo e ne avete preso il colore.
voi non mi rappresentate, voi non sarete mai Italia.
voi vorreste, ma non potete.
voi che non conoscete dignità andate per voi, soli, insieme all'expo di Milano, voi andate, lasciate me a piangere per Venezia che pare abbia perso colore oggi.
lasciate noi al sole.
lasciate a noi l'Italia, a noi che siamo ancora in grado di sorridere a chi ci è di fronte e anche se di sorrisi non si mangia alleviano la vita, da sempre.
voi non avete sorriso e sono io a non volere voi, sono io a non voler la stessa nazionalità che avete voi.
voi mi fate schifo.
voi mi inorridite.
voi mi fate vergognare e questo mi dice che non sarei dovuta tornare.
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lunedì 21 aprile 2008
assenze
bisogna mantenere la calma. sempre. anche quando si vorrebbe sbattere tutto al muro. pura, innata e liberatoria violenza.
e allora perché non ho capito? perché non ti ho capita? come hai potuto ovviarmi con tale facilità? è perché sei lontana? è perché quando ti ho vista sabato mi sei sembrata così apatica, così priva di te da spaventarmi ancora di più, da farmi stare col fiato sospeso, senza più spegnere il telefono, in attesa, agonia.
e me ne frego del volo rinviato e delle rabbie represse e ci sei solo tu, e rispondimi e parlami e non è come dicono gli altri, ed ho paura per te e per me, per le colpe, per la mia lontananza.
non posso far nulla, posso solo dirti vivi.
e vivi, vivi, se vivi ci sarà un tempo in cui tutto sarà lontano, in cui i libri saranno letteratura e non presagi, vivi perchè è presto, troppo presto ora, non puoi far nulla e non riesco a fartelo capire.
vivi perdio.
per te e per quel che sarà.
per te e per sorridere un giorno al pensiero di quel che volevi.
vivi per chi muore intorno, anche se sembra assurdo.
vivi perché non ti perdonerei.
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