lunedì 21 aprile 2008

assenze

bisogna mantenere la calma. sempre. anche quando si vorrebbe sbattere tutto al muro. pura, innata e liberatoria violenza.
e allora perché non ho capito? perché non ti ho capita? come hai potuto ovviarmi con tale facilità? è perché sei lontana? è perché quando ti ho vista sabato mi sei sembrata così apatica, così priva di te da spaventarmi ancora di più, da farmi stare col fiato sospeso, senza più spegnere il telefono, in attesa, agonia.
e me ne frego del volo rinviato e delle rabbie represse e ci sei solo tu, e rispondimi e parlami e non è come dicono gli altri, ed ho paura per te e per me, per le colpe, per la mia lontananza.
non posso far nulla, posso solo dirti vivi.
e vivi, vivi, se vivi ci sarà un tempo in cui tutto sarà lontano, in cui i libri saranno letteratura e non presagi, vivi perchè è presto, troppo presto ora, non puoi far nulla e non riesco a fartelo capire.
vivi perdio.
per te e per quel che sarà.
per te e per sorridere un giorno al pensiero di quel che volevi.
vivi per chi muore intorno, anche se sembra assurdo.
vivi perché non ti perdonerei.

venerdì 11 aprile 2008

non votare

Votare è un diritto e un dovere.
Ognuno di noi dovrebbe votare, io dovrei votare, tutti dovrebbero mollare qualsiasi cosa stiano facendo ed andare a votare.
Ebbene, quest’anno non lo farò.
Dirò di più, dirò cosa mi piacerebbe: MI PIACEREBBE L’ASSENZA DI QUORUM!!! Eh si si, mi piacerebbe da matti, mi piacerebbe che al conto delle schede ci si rendesse conto che i votanti non superano il 50% degli aventi diritto.
Panico! Si creerebbe il panico, il più assoluto panico, si disquisirebbe per mesi sul perché, per ovviare fraintendimenti i non votanti dovrebbero tutti inviare un e-mail ad ogni partito con scritto: A CASA, tutti! facce nuove avanti, pensieri nuovi avanti, cariatidi a casa.
Tutti a casa e fanculo alla Vostra pensione.

Ecco questo mi piacerebbe.
Ed è quello che farò.
Non mi tapperò il naso e voterò Pd, non voterò Rifondazione perché alcuni punti non mi piacciono, non voterò sinistra critica perché siamo nel 2008, ammettiamolo anche con noi stessi, è ora, gli altri beh, non ha senso parlare della frangia di destra.
Agli altri auguro buon voto.

p.s. si potrebbe proporre anche un voto che io reputo molto dadaista: la SANTANCHE’, avremmo tacco 13 e Vuitton gratis per tutti!!! Ma ce la vedete volteggiare a Palazzo Chigi????mamma mia..

mercoledì 26 marzo 2008

paura


c'è qualcosa di viscido nella paura.
è scivolosa, melmatica, odiosa, ne afferri un pezzo, lo stringi, gli parli e riparli, tiri, sembra che scompaia, allora smetti di combatterla, diventi acqua che si richiude sopra i corpi che ha assorbito dentro di se, ti volti e cazzo! è di nuovo lì, nemmeno un graffio perdio, nemmeno uno. allora t'incazzi.
t'incazzi con la filosofia e i suoi archetipi.

t'incazzi con la psicologia e fanculo Young e Freud.
t'incazzi con Jodorowskj anche, perché? perché cristo io ho provato a non combattere la paura, davvero e mi sono fidata, dici che se non la combatti questa scompare, allora caro, sai dirmi perché è ancora qui?? no, dico, così per dire, ok ok sei più bravo di me, la psicomagia mica la si impara in un attimo, sono anni di applicazione, vero e ancor vero, ma sai io non ho una strega indiana da me, nemmeno uno sciamano africano, né una jana sarda, se può essere lo stesso, quindi faccio da me! e però niente amico mio (perdona il tono colloquiale) proprio niente.
allora
boh, provo a controllare i sogni? poi però ci arrivo a cancellare la paura? no, perché in effetti io volevo arrivare a questo, il resto, bah mi secca, ma faccio senza. ascò io faccio così ti vengo a trovare, eh? che dici? guà non sono pedante, giuro, eppoi mi rimani solo tu, Young è morto, Freud uguale, i grandi filosofi non ne parliamo!
siamo d'accordo? è che poi mi fa incazzare a bestia che non riesca, davvero, eppoi mi piaceva tanto l'idea, si mi secca proprio fallire, ancor più perdere, soprattutto persone sai? si, soprattutto persone, in un sospiro, in un invecchiamo assieme e in un saluto a Bordeaux, poi potremmo anche analizzare com'é che la mia amata Francia ultimamente mi crei, come dire, mm, mettiamola sui guai va! lo voglio evitare, capisci? si io ho deciso, ti vengo a trovare, arrivo, aspettami!

lunedì 17 marzo 2008

meno 33



meno trentatre.
poi non sarà altro che rumori di nuovo e d'acqua.
acqua e rumori di nuovo,
per disabituarmi ancora alla città.

giovedì 6 marzo 2008

nonluoghi

Non secondo Augé, né secondo Berger, ovvero Spinoza, che pure stimo, nonluoghi secondo i medi, i comuni, nonluoghi di cui abbiamo bisogno, identità, di cui abbiamo necessità e ahimè non abbiamo.
Non abbiamo riferimenti che non sia storia, che non sia luogo o desiderio, non abbiamo altro che le nostre percezioni sensoriali, di memoria, non abbiamo nulla che non sia costruito, ora in infanzia, ora in adolescenza, non abbiamo altro che smacchi nascosti da tirar fuori a tempo debito.
Eppure abbiamo bisogno di collocazione e di collocare gli altri.
Abbiamo bisogno di definizioni, non riusciamo ad esserne esenti, dobbiamo necessariamente collocare le persone che ci circondando entro limiti ben definiti a noi comprensibili, ciò che non comprendiamo semplicemente non lo assimiliamo all’istante per quel che è, abbiamo bisogno di scomporlo e di riferirlo a qualcosa che ci è noto.
E allora, banalmente, se telefoniamo al mobile di qualcuno il primo bisogno che abbiamo è di collocarlo in uno spazio-temporale, il secondo è il sapere chi stiamo chiamando, non in astratto, ma in maniera definita, accettiamo l’estraneo solo ove dovuto, per necessità.
Abbiamo urgenza delle cose altrui, sapere per collocare, come piccoli magazzini di pensiero a compartimenti stagni in cui ogni persona a noi nota ha la sua esatta collocazione, la sua esatta definizione, fissa.
Ci turba, fateci caso, quando questa persona modifica il suo comportamento, o malauguratamente cambia, ne abbiamo quasi il rifiuto, e spesso tendiamo alla critica, semplicemente non riusciamo più a collocarla nei nostri luoghi mentali, nei nonluoghi che gli abbiamo dato.
Occorre un processo di scomposizione e ricomposizione mentale, affinché la persona in questione possa rientrare nuovamente nello scomparto mentale a lei dedicato e ciò, per quanto ovvio, può accadere solo in presenza di un forte affetto, non teniamo nella giusta considerazione l'evoluzione umana, soprattutto di pensiero.
Esattamente come ci turba il contatto con chi nelle nostre convinzioni, o percezioni, non risponde ai nonluoghi creati dalla nostra mente.
Difatti è perfettamente falso che l’uomo non si ferma alle apparenze, non in senso assoluto, ma relativo, quando incontriamo una persona ne notiamo subito l’abbigliamento e se questo rientra nei nostri gusti spesso possiamo anche soffermarci a conoscerla, in caso contrario tale persona viene accantonata, è umano ed indefettibile.
Faccio un esempio, quando si incontra una persona estremamente tirata, spesso si classifica con un banale “fighettina/o”, e nel caso in cui noi siamo di altre “sponde”, semplicemente la accantoniamo, la molliamo, non ci interessa, per converso se incontriamo qualcuno che riteniamo affine ci soffermiamo, parliamo, magari azzardiamo serietà nelle conversazioni, spesso e purtroppo accade che l’affine non lo è, ma solo modaiolo, il tirato lo è.
definizioni, è la parola d'ordine.
L’uomo è banale in fondo, prevedibile, facile al giudizio e al giustizialismo, secoli di libero pensiero, di filosofia, sociologia e antropologia hanno di ben poco aperto la mente, o forse rimane solo una questione di maturità.
Forse è invece questione di una conformazione genetica, o di una profonda mancanza di dialogo, di ottusità anche, di assenza di tempo perlopiu.
non lo so, invero non lo so.
Ora mi chiedo quanti compartimenti stagni possiede ancora la mia mente? Quanti nonluoghi da far divenire luoghi? E quanto sia esatto ragionare così, o meglio ciò è giusto? no, ma non per motivazioni profonde, ma perché resto ancorata tenacemente alla concezione relativa della giustizia (su questo consiglio Giustizia di Dürrenmatt, al di là della filosofia) e del mondo in sé, che mai è univoca, niente è univoco.
il triste è che nonostante si provi a modificare questo atteggiamento, a imporci il basta, lascia vagare la mente come viene, cadiamo sempre nell’errore di avere la necessità fisiologica di dover inquadrare qualsiasi cosa ci si presenti davanti.
Badate non parlo dei pregiudizi di strapazzo o d'altro di simile, parlo di classificazioni di ciò che incontriamo, a prescindere dall’indubbia e innata curiosità dell’uomo che lo spinge sempre ad una ricerca sia interiore che esteriore, mai sia diversamente, all'apprezzare questo, ma il nuovo, il diverso dobbiamo, per quanto diverso, associarlo sempre a qualcosa che conosciamo, altrimenti ne siamo sconvolti, scioccati, nelle ipotesi migliori affascinati e soggiogati.
Tutto ciò in sintesi per dire che sto di nuovo cambiando dentro, sono camaleontica, in questi anni ho cambiato varie volte punto di vista e forma mentis, mi rendo conto di aver creato scompiglio qualche volte, però è bello, io inizio ad apprezzarlo davvero, mi piace proprio, devo lavorarci, ma mi affascina, andare anche contro me e soffermarmi, impormi di non cercare verosimiglianze, assonanze, anzi viva le dissonanze, insomma nonostante i retaggi mi sa che li scompongo tutti gli scomparti della mente, oh poi in quanto umana si dovrà provvedere mio malgrado a ricomporli tutti!!

mercoledì 27 febbraio 2008

il sorriso di ieri.



le conversazioni a volte prendono la deriva, vagano per meandri intimi che non riguardano le due persone che conversano.
a volte ci si trova con estranei a conversare del senso di amare.
a volte è piacevole.
a volte ci si chiede come sia potuto accadere, perché ci si trovi in quella data situazione e come mai nonostante tale consapevolezza si rimanga lì a conversare, magari amabilmente, più spesso attoniti, tentando di convincere l'interlocutore della bontà dei propri argomenti.
quali argomenti poi? che frega all'altro delle proprie convinzioni, dei propri pensieri? però queste conversazioni aiutano, l'estraneo spesso può farci pensare tanto quanto un amico e le conversazioni inizialmente superficiali possono diventare profonde, dal nulla solo per il gusto di proseguire, anche da soli, in introspezione.
oggi però mi vieni in mente tu e mi si arroca la voce di dispiacere.
ti vedo come qualche giorno fa, occhi cerchiati e zigomi evidenti, troppo evidenti.
ti vedo vuota e questo mi strazia e mi riempie di rabbia.
ti vedo china inutilmente. non serve, lo sai anche tu.
non aiuta che a straziare quel poco che resta.
ti vedo fra tua sorella e un'amica, eppure non ti vedo.
non sarà oggi.
allora penso che l'importante e sapere dei i motivi della propria vita tutti, ma non serve sviscerarli sempre.
so che l'importante è sapere cosa non sarà, non è vitale sapere quel che sarà.
so che l'importante è sapere dell'amicizia, ancorché lontana.
sapere dell'amore, della follia, del perché si stringono i denti e ci si incazza.
sapere delle proprie fatiche e si del dolore che spezza in vena, anche di quello.
sapere del buon vino e della buona compagnia e che anche se non parli non è importante, se non ridi non è importante, se piangi va bene.
non va bene se muori dentro, se lasci che tutto ti assalga, non va bene se non gridi o strazi, non va bene se aspetti che siano i luoghi a curarti, non va se perdi te.
non va bene se non senti più, hai l'unico dolore che significa vivere, vale la pena, fosse poco o tanto, non fosse niente o inutile, ma non deve mai impedire.
e l'amaro è che tutto quello che ho scritto probabilmente non ha senso, o probabilmente lo ha, ma non per te.

martedì 19 febbraio 2008


L’argomento prediletto di questo periodo sono le donne.
Le donne e il loro corpo.
Le donne e il loro utero.
Le donne e il rinnovarsi del femminismo.

Ecco parliamo di questo ultimo aspetto: il rinnovo del femminismo, la rinascita del femminismo, che si avverte come sorta di estrema difesa dei diritti delle donne. Non ritengo sia dovuta un’incanalazione di questo genere, anzi la ritengo pericolosa perché rischia di dividere e di lasciar fuori chi in questo non si immedesima.
Non sono mai stata femminista, nemmeno nella più acuta giovinezza, ne riconosco e ne ammiro i meriti, ma non mi ci riconosco io oggi, nel 2008, semplicemente.
Dirò di più:
- grossa stronzata che una donna per far carriera debba diventare uomo, perdendo la propria femminilità a favore del potere. Personalmente mai, e dico mai, ho visto una professionista vestita da uomo, avulsa dalla sua femminilità, anzi. Non ho mai visto una donna in carriera coi baffi e i pantaloni da uomo, piuttosto le ho viste in tailleur D&G e Armani, che diamine non è che lesino in femminilità.
Le ho anche viste fare le gatte e metterla nel deretano dell’imbecillotto di turno con un sorriso a dir poco soave, e di questo godo anche io.
- stronzata anche il luogo comune che la donna bella è necessariamente stupida, posso citare innumerevoli casi di donne belle ed intelligenti e donne bruttine e pure stupidotte, per converso esistono, come in tutte le cose, donne belle e stupide e donne brutte ed intelligenti, purtroppo sono più spesso le donne a sostenere la classica frase rivolta alla bellona di turno: quella è una troia, oppure quella è una stupida.
- Non mi offende che un uomo mi dica che ho le “palle così” invece che “le ovaie così”, non mi offende perché a guardarsi intorno ci sono talmente pochi uomini con le palle e non in preda a tormenti ansiogeni e ansie da prestazione, che qualcuno deve pur prendere il loro posto e in assenza, come in tempo di guerra, le donne fan sempre da se.
- non ritengo la fellatio umiliante, (diciamocelo), la fellatio è potere, gli uomini in quei momenti sono in tuo esclusivo e assoluto potere, potrebbero intonare anche un coro gospel a comando o prometterti una casa o un anello o altro, cosa che peraltro sanno bene le donne orientali.
- non mi sento lesa nella mia dignità di donna se ce ne sono poche in Parlamento, pensando a chi c’è mi verrebbe da dire che dovrebbero essere anche meno.
- mi offende per converso la storia delle quote rosa, per carità, per sentir dire a tutti: tanto è lì perché ci sono le quote rosa! Maddai, mi verrebbe da pensarlo anche a me, quindi nada, niente quote rosa, le donne se vogliono arrivano ovunque e non hanno bisogno del contentino di due politicanti imbecilli che sembrano in perenne ritorno dalle Hawaii (vedi Bonaiuti).
-poi su sveglia, nelle Università le donne sono il 30%- 40% in più, nella scuola di Magistratura che frequento su 67 persone ci sono solo 12 uomini, non sarà per ora forse, ma quando saremo nonne toccherà andare a cercare degli uomini con il lumino, altro che quote rosa.
- ho visto raramente una donna in gamba farsi umiliare da uomo o soccombere ad esso, ho più spesso visto il contrario.
- semplicemente l’uomo che ragiona da maschilista è imbecille prima che maschilista, ma questo è un vantaggio perché è più facile da prendere per il culo, se si è sottovalutati si frega più facilmente il difficile viene quando si è sopravalutati.
- non ho amiche idiote, ma vedo spesso donne idiote in giro, più di rado vedo uomini imbecilli, questo perché la donna spesso si concentra sul corpo e lascia la mente al caso.
- la donna è ossessionata da cellulite, culi e tette, ma è un suo limite non dell’uomo, che è in sintesi un sempliciotto che si volta al suono di un paio di tacchi, fosse anche Mercoledì ad indossarli, oh poi magari si stufa eh, ma intanto...
- la donna ha più spesso il limite di se stessa che dell’uomo o del suo ostracismo.
- la donna se partorisce ha finito, non perché ha partorito, ma perché se lo dice da sola, o ancor peggio da retta al sollecito marito. Conosco qualcuno che con un figlio si è laureata in Economia e Commercio, ha fatto l’assistente Universitaria, e a 28 anni era di ruolo in una scuola pubblica, alla faccia delle ex sessantottine che finita l’Università si sono sposate e hanno dimenticato tutto, compresa la laurea nel cassetto.
No, non sono femminista perché non ne rinvengo la necessità oggi, né, tra le donne che me ne parlano, vedo qualcuna in grado di onorare questo movimento, da cui purtroppo spesso sono emerse le peggiori.
Perché ritengo che anche chi si trinceri dietro ad esso oggi sbagli e mascheri spesso proprie insicurezze, che sono di tutti, uomini o donne che siano.
Perché so, come assolutamente assodato, che indipendentemente dal sesso si può ottenere esattamente ciò che si vuole comunque, perché non è vero che l’uomo è sempre avvantaggiato in tutto.
Perché non ho mai visto il mio sesso come un limite, anzi quando ho visto che negli altri poteva esserlo ho goduto nel fargli infine convenire il contrario.
Pertanto non ho l’utero in vendita nel banchetto di Giuliano Ferrara dalle tette grosse, né mai lo avrò, nonostante le sue patetiche battaglie che perderà, non brucerò il reggiseno in piazza perché è comodo a volte, sorriderò sempre compassionevole dinnanzi ad un maschilista, pensando a quante donne lo hanno fregato, sorriderò ugualmente compassionevole dinnanzi ad una femminista pensando che sia auto-limita da sola accusando sempre gli altri e a quante cose potrebbe fare se lasciasse il femminismo alla sua epoca, senza delle volte sporcarlo.