lunedì 23 aprile 2007
venerdì 20 aprile 2007
Il Signoraggio, Ally McBeal e il genio della lampada.
Liberamente rielaborato da un articolo di paolo franceschelli
Uno dei telefilm più belli dati è Ally McBeal. Memorabile, per il giurista, l’episodio dell’avvocato bambino che, essendo un bimbo prodigio, è diventato legale a sette anni e quello del bambino che vuole fare causa a Dio per avergli dato dei genitori che litigano sempre.In Italia un telefilm giudiziario che presenta casi di diritto civile sarebbe pressoché impossibile. Nel caso del bambino che vuole fare causa a Dio, ad esempio, sorge prima un problema di individuazione della categoria di danno, con le astruse problematiche sulla riconducibilità del danno esistenziale nella categoria del danno morale o nella più ampia categoria del danno non patrimoniale lato sensu, che farebbe addormentare qualsiasi spettatore dopo dieci minuti; dopodichè seguirebbe il problema della legittimazione processuale di Dio, problema che un giurista anglosassone liquiderebbe in due righe, mentre noi saremmo capaci di scriverci un intero trattato di 500 pagine.Tanto per fare una comparazione spicciola, il giurista italiano è quel tipo che scrive un libro di 300 pagine sull’”Importanza dell’inadempimento” e poi lo propone nel suo corso di laurea; testo il cui contenuto di fondo può riassumersi nel seguente concetto: l’importanza dell’inadempimento va valutata caso per caso. Nello stesso numero di pagine il giurista inglese riesce a scrivere un testo su “I fondamenti del diritto” (alludo a Peter Stein), dove riesce a fare un excursus sul sistema giuridico anglosassone e su quello di civil law, sostanziale e processuale; leggendolo si impara di più che in un intero corso di laurea.mi rendo conto che vi state già addormentando eppure vi prego perseverate, magari qualcuno si avvicina a quel che penso io, e capisce cò che io ho studiato.Nel corso degli anni mi sono sempre chiesta il perché la situazione fosse così e se fosse possibile far qualcosa per cambiare.
mi sono fatta l’idea che le cause di questa situazione siano profonde, e molteplici. E quanto alle possibili soluzioni, francamente non ne vedo, perlomeno di immediate.Iniziamo dalle cause storiche. Per secoli, e fino alle prime codificazioni, il nostro sistena giuridico è stato quello del diritto comune. Era un sistema caotico e quasi incomprensibile, di pressoché totale anarchia giuridica, ben raffigurato nella famosa scena dei promessi sposi in cui l’avvocato Azzeccagarbugli fruga tra le varie carte al fine di trovare una “grida” che servisse al caso suo. Nella soluzione di un caso pratico poteva convergere contemporaneamente il diritto romano, il diritto comunale, il diritto del signore feudale, e il diritto della corporazione, in una pluralità di norme contraddittorie tra loro, e senza un sistema organizzato di gerarchia delle fonti, con il risultato che l’avvocato utilizzava le norme che erano a lui più congeniali (e fin qui non ci sarebbe nulla di strano); ma con l’ulteriore e ben più tragico risultato che il giudice decideva più o meno come gli pareva. Per secoli siamo stati quindi abituati al caos, alla complicazione e alla fumosità e una codificazione non cambia una mentalità in un batter d’occhio. Il sistema della codificazioni è ancora relativamente recente, se raffrontato ai secoli in cui il diritto comune ha dominato (meno di due secoli a fronte di oltre un millennio di diritto comune). Il giurista italiano quindi per secoli è stato abituato alla complicazione, mentre quello anglosassone, ad esempio, è maggiormente aduso alla semplicità del linguaggio. Specie negli Stati Uniti, il linguaggio doveva servire a comunicare tra popoli di provenienza diversa tra loro (non scordiamoci infatti che l’attuale popolazione USA discende da inglesi, portoghesi, francesi, spagnoli, ecc…). Ne consegue un sistema giuridico relativamente semplice, comprensibile a chiunque, come del resto il linguaggio in tutte le pubblicazioni specialistiche (ma anche qui i suoi contro la troppo faciloneria e semplicità americana porta alla totale mancanza di tutele in ambito penale, l'imputato americano se non patteggia è condannato, se ne puo estrapolare quasi un equazione matematica).Aggiungiamo poi, a questo substrato storico, una certa propensione tipicamente italiana a snobbare le cose troppo semplici, identificando la complicazione con cui un concetto viene espresso con la sua elevatezza contenutistica. Questo è un fenomeno tipico di tutti gli altri campi, non solo del diritto. Chi è appassionato di psicologia, ad esempio, avrà notato che i testi inglesi e americani sono sempre comprensibili a chiunque, anche quando sono specialistici. La maggior parte dei testi specialistici italiani – penso ad esempio ai libri di Carotenuto - invece sono incomprensibili perché per esporre concetti anche banali usano un frasario inaccettabile. Invece di dire che “il tradimento, nella coppia, non è un problema in sé, ma è sempre la spia di un altro problema a monte” scrivono che “nell’ambito del rapporto dualistico che si crea nella fusione intima tra due persone, che si tratti di coppia stabile, o meno, tradizionale o non, l’entrata di una terza persona, quando il tradimento è unilaterale (o di due persone, quando il tradimento è reciproco) è sempre l’evento sintomatico da cui si dovrebbero trarre utili spunti di riflessione inerenti alla concausa prima che ha generato questo evento”. Idem per i testi di giurisprudenza!
Ci riteniamo troppo impreparati per contestare mostri sacri del diritto, e quando sentiamo che in una data materia il testo più usato è il testo X o Y, non ci sentiamo abbastanza sicuri di noi stessi da poter andare contro corrente.Analogo atteggiamento abbiamo con le sentenze. Il nostro pensiero più frequente è “se l’ha detto la Cassazione e io non riesco a capirlo, forse vuol dire che non sono abbastanza bravo”.Invece dovremmo sostituire questo genere di pensieri con un altro: “se non riesco a capire il problema, significa che l’autore, o il giudice, non sono abbastanza bravi da farmelo capire”.Questo stato di cose è aggravato dalla situazione in cui versa l’università italiana, spesso i professori non sanno scrivere di diritto se in termini accademici. Infatti è cosa nota che i migliori manuali di diritto amministrativo, penale e civile, utilizzati per i concorsi, sono quelli di Caringella, Capozzi, Di Benedetto, ecc…, non certo quelli scritti dai professori universitari. I problemi fin qui evidenziati, cioè quello storico e psicologico, alla fine si fondono e diventano un problema sociologico. Assuefatti a questo stato di cose, infatti, andiamo avanti in questo caos e ciascuno gode i vantaggi di questa situazione. Ed ecco perché questo stato di cose non cambierà mai. Cominciamo dalla categoria degli avvocati. Anzitutto nel processo essi sono esonerati dall’obbligo di essere chiari. Inoltre quando non conoscono un argomento possono inondare il cliente con una marea di frasi incomprensibili, tanto costui non se ne accorgerà e penserà che il problema è la sua ignoranza, non il fumo negli occhi con cui l’avvocato lo sta sommergendo. A danno però delle parti, che spenderanno soldi inutili senza capire perché li stanno spendendo. Quindi perché gli avvocati dovrebbero protestare contro questo stato di cose?Poi se ne avvantaggiano alcuni magistrati, che possono decidere quello che vogliono, sostanzialmente certi che tanto più parleranno in modo complicato, tantomeno le loro decisioni saranno sottoposte a critica.Alcuni professori universitari, come abbiamo detto, vengono favoriti perché non devono sforzarsi di scrivere cose comprensibili, il che permette loro di nascondere spesso la loro impreparazione in una data materia.Infine, se ne avvantaggia la classe politica. Alcuni politici sono sicuri che il magistrato compiacente troverà senz’altro il modo di emanare una decisione a loro favorevole, e difficilmente tale sentenza sarà soggetta al giudizio critico della massa, generalmente non in grado di capire a fondo le sentenze dei giudici.Così ecco che ad es., la sentenza della Cassazione nei confronti di un noto personaggio politico, che dichiara prescritto il reato contestatogli, diventa una sentenza di assoluzione, dato che la maggior parte dei cittadini non è in grado di distinguere tra prescrizione e assoluzione.Inoltre data la scarsa comprensibilità della maggior parte delle leggi diventa molto più facile emanare norme dal contenuto assurdo.Come esempio è sufficiente riportare quello di una sentenza della Corte Costituzionale che due anni fa dichiarò incostituzionale il decreto legge con cui il governo aveva deliberato che la Presidenza del Consiglio non era più soggetta al controllo della Corte dei Conti. Tale decreto è passato del tutto inosservato sui giornali, perché bisognava essere costituzionalisti e amministrativisti al tempo stesso per capire l’esatta portata di quell’assurdo decreto legge. Quindi nessun giornale ha riportato la notizia.Il linguaggio giuridico, cioè, diventa uno strumento di potere e di manipolazione, perché grazie a questo stato di cose si possono nascondere determinate cose, senza che la gente ne venga a conoscenza e senza che, nei dibattiti politici che ne conseguono, il cittadino medio riesca a percepire effettivamente quale è il vero problema.Uno dei casi più assurdi credo sia quello in materia di signoraggio. Pochi sono capaci di capire che dietro alle sentenze sul signoraggio, emesse la prima da un giudice di pace, la seconda dalla Cassazione a SS.UU, si nasconde un buco di centinaia di milioni di euro, forse migliaia, ai danni delle casse dello stato e dei cittadini. Probabilmente, la verità è che neanche la maggior parte dei politici (molti dei quali non sanno neanche cosa sia la Consob e non hanno neanche gli elementi giuridici base) è a conoscenza del reale stato di cose che si cela dietro a questo problema del reddito da signoraggio, il che porta ad una specie di paradosso, cioè quello del potere che si cela a se stesso.Insomma, troppe categorie traggono vantaggio da questo stato di cose, perché si possa sperare che cambino, mentre chi subisce gli svantaggi di questo sistema non ha il potere per farsi valere, perché sono gli studenti, i cittadini vessati da un sistema che non capiscono, gli amministratori pubblici che hanno a che fare con normative incomprensibili e che spesso passano giorni a domandarsi “ma ho il potere di fare questa cosa o no?”.
Pubblicato da
seserla
alle
09:35
2
commenti
giovedì 19 aprile 2007
cibo
Pubblicato da
seserla
alle
14:24
2
commenti
martedì 17 aprile 2007
azz, non lascia commentare al post di prima...beh se del caso fatelo qui.....
Pubblicato da
seserla
alle
13:18
9
commenti
l'arte del saluto
mia nonna direbbe che i giovani non sono più educati come una volta, io non la penso così, io penso che a qusti soggetti l'educazione sia stata impartita eccome, Semplicemente alcuni in via postuma se ne dimenticano assumendo atteggiamenti cafoni! Il punto è questo: io capisco quando non si saluta qualcuno che si è visto una volta sola nella vita ( io per prima non lo faccio, anche solo per evitare puntuali figuraccie dato il mio cronico stato di dimenticanza dei nomi), è normale e non c’è il rischio di offendere nessuno considerando che nel 90% dei casi sarà un reciproco evitare imbarazzo di chi non ha nulla da dirsi!Un conto è invece quando quel qualcuno che incontri per strada lo conosci, ovvio non è il tuo migliore amico o altro, ma perdio l’hai visto più volte, hai mangiato e riso alla sua tavola, hai scherzato con lui, prendendoti anche indebite confidenze, eppure non lo saluti e qualcuno pensa, inevitabilmente : ma guarda questo stronzo di cafone! Non che al cafone questo interessi! Lui è un cafone e tira dritto, ma vorrei ricordare al cafone medio che pochi esseri sulla faccia della terra hanno il dono di dimenticare, perdonare e/o meglio ancora non essere recriminanti! E a ragione per carità! Se ti fermi a salutare una persona che conosci, anche se magari non avresti voluto salutarla, e ignori il resto dei presenti sei non solo un gran cafone, ma ridicolo, e la cosa bella di queste situazioni è che generalmente chi ha questo genere di comportamenti è l’italiano medio che si scaglia contro la maleducazione, il degrado perché no! E questo non è degrado? Non è maleducazione? o è sempre il vecchio caro concetto: o quanto predico bene, o quanto sono bravo nell’arte oratoria, o quanto mi sento Socrate, per poi rivelarsi il peggio di quelli che razzolano male, pessimamente!
Ma allora caro il mio cafone vai tranquillo per la tua strada, predica pure, ma non dimenticare che a lungo andare le tue sciocche apologie perdono di credo, diventano vuoto esercizio retorico.
Pubblicato da
seserla
alle
08:57
0
commenti
lunedì 16 aprile 2007
Bologna
Vi è qualcuno che ricorda ancora Bologna come 30 anni fa, senza capelli bianchi e con il fegato intatto, bologna senza i fili di una gloria passata, mai ritrovata, ebbene stasera narrerò di costoro che hanno perso i sogni nel bicchiere, e li hanno ritrovati nel loro fegato.
Puoi trovarli in quelli che sono i locali storici di Bologna, quei luoghi economici, assaltati dalla massa senza che ne sia capita l’essenza, quei luoghi che nel pomeriggio riempiono il cuore e la mente.
Si darò omaggio ad anfitrioni e ospiti, inizierò da via bar e da Osvaldo il calabrese, figura che negli anni ha preteso di divenire mito, posso dire sia umano nelle fattezze, nel rude cuore non sò.
So che ha reso questo luogo di poche pretese miste a calore, vi si può sempre trovare vino, birra e il Manifesto, il vino per la verità è pessimo, la birra scialacquata, ma vi puoi stare sospeso su trampoli o tavoloni d legno antichi, un caffè ammazzato in mano e il riso in bocca, col sole che batte di sabato.
Se hai fortuna, o sfortuna, nei sabati solitari puoi sentire le storie dei personaggi oramai storici di Bologna, le loro storie romanzate di sogni irrealizzati, di vite forse mai realmente vissute, ma che riempiono di calore lo stomaco e queste pagine.
Riconosci in loro la purezza del passato, la verità quando negli occhi svanisce l’aria bohemienne e ritrovano la malinconia del rimpianto, il Pianista racconterà, del vino e di quanto amasse il suo strumento che quasi si unisce alla compagna che lo ha abbandonato all’apice, incompreso nella solitudine.
Qualcuno sussurrerà la sua somiglianza a Paganini, vaneggiando, magari, un eguale genio, io sorrido, gli verserei in eterno da bere, all’anima della salute, tanto si vede non disdegna la compagnia della morte, non gli interessa nel fondo del bicchiere il fegato andato, né negli occhi appannati.
Me lo immaginerò sempre così, e vorrei fotografarlo senza umiliarlo, senza renderlo fenomeno da baraccone, un eterno uomo cannone, così, solo per rendergli omaggio, nel futuro, farò senza, infine, salutandolo..
Se hai fortuna negli stessi pomeriggi di quiete puoi incontrare Maria, fiero trans, tra i primi in Italia, occorre sottolinearlo, lei ne sarà lieta, sarà lieta anche nel sapere che io la vedo bene in film da Almodovàr, si la vedrei lì e in mille luoghi diversi, ad adescare clienti che fieramente accoglie nella sua alcova, pretendendo di scegliere, non ha mai battuto la strada e lo sottolinea ai più elevandosi a puttana di alto bordo.
In realtà la compri con poco, una sigaretta e un martini alternato a gin nelle ore più tarde, quando scurisce e lei si vela, abbordando tutti per raccontare o scopare, sognando non si è mai capito chi, ricordando, imbruttendosi disperata, sino a divenire caricatura di se stessa, un clawn triste da guardare con pena e sollievo se abbandona, non amo vedere questo, preferisco andar via, già vedo la massa che incombe in cerca di vino a basso costo, inzzozza il posto toglie magia, non la amo.
Pubblicato da
seserla
alle
13:53
2
commenti
Pubblicato da
seserla
alle
11:36
1 commenti



