sabato 9 maggio 2009

è possibile?


Avrei voluto proseguire il tour eno-gastronomico, indubbiamente una attività ben più piacevole, ma prima mi urgono in gola due parole.

Si mi urgono è la parola esatta.

L’altro ieri l’Italia, in violazione del diritto umanitario, da cui discendono le norme sul diritto dei rifugiati, ed in violazione della Carta Costituzionale Italiana, ha negato a delle PERSONE, perché sono PERSONE ministro, l’ingresso nel nostro Stato, vaneggiando su un principio di respingimento di cui pare ci sia da andar fieri.

Non è così.

Piccolo uomo io so che tu sei.. sei come dire…sei tu, così misero e miserabile da non riuscire a trovare nemmeno parole adatte per fartelo comprendere come vorrei.

So delle tue idee, che sono partorite monche e distorte ab origine e so anche che il vero responsabile è chi ti ha messo lì.

Meriterebbe l’ergastolo, o essere egli stesso spedito in Libia, ma con i migranti, non in fumosi e caldi hammam pieni donne lascive come vorrebbe.

So anche che non ci arrivi non capisci l’enormità i ciò che hai fatto.

Tu hai negato le nostre origini tutte.

Ti sei messo contro tutto.

Hai negato l’accoglimento a chi ne aveva diritto, non tanto per il diritto che è poca cosa, per l’uomo, per umanità.

Hai negato la base dell’essere umano, il principio, la pietà cazzo.

Hai mandato degli esseri umani al macello, ad essere schiavi in Libia, e osi anche plaudere a questo.

Hai costretto altri esseri umani ad eseguire tra gli ordini più infami che possa essere dato ad un militare.

Che vabbé sono militari, e come dire ANCHE VOI SVEGLIA!, se l’ordine viola il diritto umanitario può essere disatteso senza conseguenze, magari la prossima volta, invece di piangere dopo..

Eppure, non ostante l’enormità della cosa non vedo sdegno.

Notizia da terza pagina.

Vedo che se il Governo cadrà, sarà perché Berlusconi divorzia.

Nessuno che chieda di riferire in aula.

Nessuno che comprenda che se un ministro (il minuscolo è d’obbligo e non c’è errore in questo), può impunemente, anzi gioendo, violare il diritto internazionale tutto, negare le convenzioni, mettersi contro l’ONU (cosa che tendenzialmente fanno solo le dittature e l’America), negando le basi dell'essere umani, del nostro miserevole diritto nazionale ed interno, della nostra Carta Costituzionale può farci quel che vuole, e lo farà.

Ci si può tranquillamente pulire il culo.

Nessuno che ne parli.

Niente.

Il misero sdegno della Chiesa che mi fa ribrezzo.

Mi fate ribrezzo voi per meglio dire.

Cosa pensavate che fossero gli accordi con la Libia? Caritatevoli? Pensavate che Gheddafi si prendesse a carico dei migranti per amore per impedirgli di salpare per l’Italia?

Non lo so, ditemi voi.

Cosa pensavate mentre inviavate le vostre schiere adoranti a votare quel pio uomo di Berlusconi, così devoto e casto?

Ai fondi per le scuole ecclesiastiche immagino.

A mani unte di bava.

Sdegnatevi ora voi che potete farlo sempre.

Che potete sempre gridare invocando Dio.

Il vostro Dio dell’occorrenza.

...........

Basta, non ho più voglia, non vale la pena, peggio non serve, e serve solo ad innervosirsi più, e sono già innervosita da tutto.

Tornerò al buon cibo e al buon vino.

E’ meglio.


venerdì 1 maggio 2009

guida al buon cibo..

buonasera, ben trovati, non ci si vede da tempo, probabilmente non ci si vedrà per altro tempo, in compenso per quel poco che vale, ho deciso di illustrarvi, con un ché di arroganza giocosa vivacemente attinta dal venerandissimo Artusi, i migliori posti in cui gustare del buon cibo e del buon vino in Italia... giusto perchè ci pensavo ieri l'altro..
non sono comprese tutte le regioni e me ne scuso...
comunque.
si parte.
profondo sud.
Sicilia.
Parte prima: Sicilia del nord
Ah, la Sicilia.
per molti sarebbe facile descriverla. sole, mare, profumi e arte.
riduttivo, povero e falso.
la Sicilia è contrasto, aspro, forte, violento, di un imbarazzo che ti coglie all'improvviso, dal nulla e diventa disagio.
e il disagio è duro da scrollare e perdura e senti come se avessi fatto qualcosa di non dovuto, scortese.
ed è facile dietro i sorrisi, facile, perché la Sicilia va vista con chi è siciliano, lì noti cose e capisci segni che da turista sarebbero solo graziose coreografie, buffi rimbecchi e cortesie dovute.
falso, il siculo è solo raramente veramente gentile, più spesso è solo profondamente educato, il siculo non dice no per educazione, ti aiuta, ti illustra ed altro per lo stesso motivo, ciò ricordate non significa gli siate simpatici, affatto.
la Sicilia è come i siciliani, brulla e secca, ma calda da bruciare e colorata ed eccessiva e maestosamente signora.
perché la Sicilia è una signora imbellettata e potente, fredda ed ammaliante.
e gustosa e densa.
così densa che non si sa cosa sia la fame.
così contorta che il nobile chiama ancora popolano il contadino.
e si inerpica dal mare alla montagna sinuosa e lenta come le strade chiuse.
e al mare troviamo Palermo, o Palemmo, enorme surriscaldata, caotica, povera e ricca, dolorosa.
troviamo la città dei 7 porti, 5 sopravvissuti e in uno di questi 5 porti, quello più a nord, là dove salpano i pescherecci, poco fuori dalle porte leonine, si apre un mondo.
un chioschetto fatiscente e lercio con lo stemma algida degli anni '80 e sedie blu e bianche e tavoli bassi e sbilenchi arrancati sui ciottoli subito prima della banchina del porto.
e gente.
una immensità di gente.
un cameriere irriverente e scontroso che non è cameriere.
il vino peggiore della mia vita, ma..
eh, ma chili e chili di pesce freschissimo, dai bocconi ai granchi, da gamberi a scampi, da triglie a vongole e ricci come mai visti buttati sul tavolo in ceste enormi con piatti di plastica precari.
non esiste un menù, chiedete e vi sarà dato.
chiedete e chiedete e siate silenti e godetevi il chiacchierricio confuso e dolce del siciliano.
il rollio del mare battuto da quelle barche che generosamente riforniscono il chiosco.
siate silenti e rispettosi e guardate.
godetevi il non avere fretta, ma pazienza, anche se sono le 4 del mattino e il cibo continua lento a venire verso di voi.
godetevi la luce fioca dei lampioni e l'assurdità del tutto.
ammirate la costanza nell'abusivismo sfrenato del chiosco.
ma attenzione, non siate mai troppo turisti, mai troppo chiacchieroni e allora il vino cambierà e diventerà bevibile e il tutto sarà a 10 miseri euri.
finite e risalite piano, sarà giorno, sarà caldo, sarà l'inizio del mercato, sarà vucciria, sarà la taverna azzurra che vista da fuori farà paura e non ci vorrete entrare.
sarà l'assurdo del marrone e dell'azzurro, la vecchiaia del posto, la sua trasandatezza, saranno gli alcolisti fermi al bancone, sarà il barista vecchio e indifferente.
sarà un attimo, eppure c'è qualcosa che vi spingerà ad entrare, saranno i commenti su voi che sostate sulla porta timorosi, sarà il barista che vi sorriderà sereno.
sarà il vino.
il vino fatto in casa e la bottiglia spalmata sul bancone per voi.
saranno quei 50 centesimi a bicchiere forfettari e i racconti dei vecchi.
ed ognuno avrà la sua.
sarà di mare o di terra ma ognuno là non aspetta altro che raccontarvi avido della vostra attenzione.
saranno ore fumose là dove non esiste il divieto di fumare, sarà una partita a carte rigorosamente truccata, saranno quei visi raggrinziti e vecchi, cotti che sanno di vita più di tanti altri, saranno le voci fuori, sarà solo la fame a portarvi via.
via giù nella via scalcinata fino alla trattoria shangai.
secondo piano.
palazzo scalcinato e cadente, tendone rosso e scritta rossa e bianca, assurdamente fuori luogo da essere perfetto, assurdamente kitsch, assurdamente Palermitano.
eh si, non è affatto di un cinese, né si mangia cinese, niente.
il padrone amava la Cina visitata da giovane, e portò la Cina con sé in Vucciria, il padrone la chiamò così, e divenne mito.
resta così ora, triste e penzoluta fuori dal balcone, contorta.
assurdamente buona.
ma non lasciatevi prendere da Palermo,
allontanatevi piano con la promessa di tornare, e cercate l'autostrada per cefalù, superate questo piccolo e delizioso paese, in primavera però, ed andate verso Castel di Tusa.
fermatevi e prendete fiato.
con calma parcheggiate prima dei ciottolati del centro e scendete piano siano all'atelier sul mare.
lì giratevi, guardate a destra i ciottoli della piccola spiaggia, a sinistra l'atelier.
entrate.
chiedete la lista delle stanze d'arte, prendete una stanza, non badate al prezzo, lo vale e non è eccessivo, salite e godete della fantasia.
dell'arte e della sua forma più strana.
godete dell'idea di un uomo geniale che ha fatto dell'arte un luogo di sosta e di ristoro.
un uomo che ha da raccontare di un sogno e di come si realizza.
godete della fantasia della stanza del profeta dove ho dormito la prima notte in mezzo alle parole di Pasolini e con una intera parete a vetro sul mare, sotto un tetto di fango e steppa secca ridipinta,
dove il letto è così grande da diventare casa e sabbia, e ciottoli e parole e luci e libri e limiti inesistenti.
dove l'alba e il tramonto dal letto hanno un colore speciale.
un sorriso diverso dato con gioia.
o prendete l'hammam e andate in oriente.
calatevi in una stella e dormite di rosso.
bagnatevi piano con acqua e sdraiatevi sui ciottoli neri.
voltatevi, acqua, mare, azzurro, pace.
e quando scendete curiosate, scoprite gli anfratti e gli angoli pieni di sculture e dipinti, piante e ciottoli e mare e scoprite i soffitti tappezzati di giornali e riviste.
e nell'uscire non andate lontano.
mangiate nel ristorante dell'albergo.
mangiate sul mare in sedie di vimini e tavoli intarsiati alla luce delle sole candele.
mangiate piano le cozze e il salmone, lo spada e le vongole.
e se non volete sicilia nel vino godetevi il riesling o la ribolla gialla che vi offriranno.
sentite tutto fino alla fine.
piano.
ci vuole lentezza in certe cose.
nel lasciare Castel di Tusa prendete la via della mitica Targa Florio, nel parco delle Madonie.
lì ammirate Polizzi generosa e Petrana sottana.
fermatevi spesso a vedere, non solo guardare.
il giallo dei campi, il verde dei boschi.
le colline dolci e le case sparute.
godetevi l'assenza di esseri umani e immaginate quelle auto in quelle curve.
le soste nelle masserie sulla strada.
il silenzio, il vento forte e dolce che porta l'odore secco della terra.
salite fino alla cima.
fermi, Petralia Soprana.
borgo antico di indubbia bellezza con una curiosa quanto assurda trattoria.
una trattoria comunista, a prezzi comunisti, con vino comunista, padroni comunisti, figli comunisti in Messico in cerca di Marcos.
e un piatto curioso che non pensavo esistesse.
di cui ho a lungo dubitato l'esistenza.
per il vero ne dubito un po' tuttora..ma insomma l'ho mangiato, me l'hanno confermato, descritto, ho visto dei cartelli che ne richiamavano la pericolosità nel parco e insomma.. e forse..bah..
beh giudicate voi: il cinghiomaiale.
si si, cinghiomaiale.
non scherzo. giuro.
ebbene cos'é?
un assurdo incrocio tra un maiale e un cinghiale, ma nato in natura!
non vi dirò come si dice sia nato.
questo ve lo dovrete far dire mentre gustate il suddetto nella pasta, oppure da solo, arrosto, lesso, con melanzane, farcito, etc etc..ma innaffiato mi raccomando!
ed allora via nerello mescalese..
e grappa e un caffé a una vecchia macchina degli anni '50.
poi scendete cauti nei vicoli poco illuminati e fermatevi un po' in piazza dal balcone della chiesa guardate in là, in lontananza, l'enormità della terra.
l'urgenza di andarvi incontro.
to be continued..

mercoledì 25 febbraio 2009

barcastoppisti...

eccomi con l'ennesima follia, ma Dio quanto è bella questa follia..
sapete chi sono i barcastoppisti?
sono coloro che si imbarcano gratuitamente su una barca, generalmente golette, in cambio devono alternarsi al capitano nei turni di vedetta e di guardia del timone.
non è necessario nessun brevetto, al più conoscere i rudimenti della cucina e della matematica, per il resto si è mozzi a costo zero sia per loro che per voi, escluse, ovvio, le spese del cibo da dividersi tra chi è a bordo...
ed allora pensavo, dopo aver parlato con una persona a Nuoro che l'ha fatto, perché no?
esistono migliaia di rotte, migliaia di porti in cui è uso prendere a bordo dei barcastoppisti.
mi sono debitamente informata ed allora..per i rudimenti senza trascendere subito nella transoceanica: La Spezia, partenza agosto, giro per tutto il mediterraneo: 3 settimane..se si arriva a capo verde 1 mese o 5 settimane..
poi si...poi una volta fatta quelle..un po' di rudimenti..un po' di abitudine, un po' di vita...beh allora si pensa a Sydney...in dicembre e da li' New Zealand, Nuova Papua Guinea e la transoceanica...
si la transoceanica...e lì è mare e vento e acqua e sole e natura e tu e il rollio della barca il niente, il niente attorno..e l'idea mi piace..mi piace pericolosamente...forse troppo...
ovviamente il tutto ha i suoi rischi.
e sono alti, inutile negarlo.
il tutto però è una scelta, ed è per questo che 3 settimane in giro per i mediterraneo iniziali possono aiutare..
e poi...
ed allora il lavoro di merda che faccio acquista un senso, il senso di un biglietto aereo per imparare la lingua inglese, fondamentale oramai, magari in Australia, magari tra l'Oceano e il bush, nell'infinito Queensland della grande barriera corallina e poter scegliere di non tradurre ciò che non voglio e forse dimenticarmi di essere italiana.
e lì vorrei attraversa metà dell'Australia in mezzo all'assoluto nulla e scendere in riva all'oceano, ed ho l'assoluta certezza che non ostante questa vita sia davvero brutta così mio sale, lì sarei serena ed anche tu, lo so.
e poi magari smettere di invidiare chi nei porti può salire su una barca, perché lì sopra è davvero diverso e davvero non conta più nulla.
e ragionando così poi penso che tutto è più vicino e un po' mi affeziono all'idea.
e se mi affeziono alle idee io mi applico, e cercherò di fare tutto ciò che posso per arrivare lì. lo so, lì o altrove, basta che riesca, e prima o poi riuscirò..
e ricordo che tra voi qualcuno voleva cambiar vita..si, ricordo così..

giovedì 15 gennaio 2009

il genocidio di Gaza

si potrebbe citare l'intera storia di questa regione.
sviscerare tutte le ragioni che possono portare un popolo ad agire come sta agendo, in entrambi i lati.
si può continuare a perseverare nel lassismo e nello stupido pietismo che impedisce una reazione ferma contro Israele.
si può fare.
io lo lascio fare ai commentatori che inondano le nostre TV e quelle di tutto il mondo, nessuna esclusa.
a me preme sottolineare che una nazione ne sta praticamente sterminando un'altra e che non si fermerà.
mi preme ricordare che Voi Israeliani siete nuovamente entrati a Gaza, che lo fate da anni sistematicamente, impuniti, anzi protetti.
Vorrei sottolinerVI che del Vostro giubilo perché ogni 200 morti avete colpito un PRESUNTO terrorista ne faccio a meno.
Nemmeno voi sapete se ne avete colpiti e quanti ne avete colpiti, come potreste dirlo?
Vorrei anche ricordarvi che le bombe intelligenti non esistono, esistono solo morti e mutilati, e che perdio il 90% di questi morti non c'entrano nulla con la Vostra guerra e con quella di Hamas, nulla, sono solo un numerello in più, incolore, una somma, un inutile conto.
Vorrei anche farvi vedere le case vuote e distrutte per come le vedo io.
Vorrei farvele vedere perché, anche se voi detestate il paragone, quelle case non sono diverse dalle Vostre 60 anni fa.
la stessa disperazione, ma il peggio è il non capire il perché, o il chiedersi che si è fatto per meritarlo.
perché là oggi, RICORDATEVELO,ci sono altri che fuggono, che si nascondono, che tremano al sentire il suono di passi militari.
ma infine hanno solo cognomi diversi.
cognomi diversi morti.
e mi turba l'idea che l'uomo ha da sempre che vi siamo morti più importanti di altri.
mi annichilisce l'arroganza di pensare che un morto che ci è simile, vicino, conti più di quello lontano.
e allora ditemi davvero un morto Israelita conta più di un morto Palestinese?
un bimbo israelita ha sogni diversi da uno Palestinese?
no., entrambi giocavano, entrambi ridevano alla stessa maniera in cui giocano e ridono tutti i bimbi del mondo.
Voi amate ricordare la Meyer e dietro la sua bella frase carica di romanzo sostenete che non perdonerete i Palestinesi per avervi costretto ad ucciderli.
concedetemi un sorriso amaro su questo.
Voi mentite e lo sapete.
forse qualcuno ci crede in quella frase, ma quanti?
il triste è che avreste dovuto imparare l'inutilità e l'orrore della guerra tanti anni fa.

mercoledì 19 novembre 2008

pensieri...3

Stasera sono stanca.

Stanca davvero e mi sembra di avere nulla a che fare con l’inutilità di queste giornate, consegno compiti che scrivo ad occhi chiusi, vergognandomi di doverli sottoporre a giudizio per quanto fanno schifo.

Mi motivo con l’esame e maturo la perplessità, l’alta probabilità di una bocciatura, la mole degli istituti è tale che oramai mi sfuggono, e perdo in sicurezza.

Non c’è niente di peggio che scrivere qualcosa senza essere convinti di ciò che si scrive, quantomeno per un’aspirante avvocato.

Probabilmente mi si schiariranno le idee, probabilmente peggiorerò.

Probabilmente nulla.

Perché forse peggio dello scrivere senza convinzione è lo scrivere senza crederci.

Perché fondamentalmente forse non me ne frega niente.

Non mi frega di scrivere del CONDOMINIO!! Io quelli del condominio farei come per lo stadio, li chiuderei tutti dentro un’arena e pace, dopo qualche ora si va a raccogliere i vivi, basta.

E invece la gente ci si avvelena la vita con le questioni condominiali e diventano possibili e patetiche tracce d’esame.

Mi distraggo, ma non penso veramente, mi faccio solo prendere dalle sensazioni, tutte quelle che capitano, che sono con me ora, forse nessuna veramente bella.

Allora vorrei solo le tue braccia attorno a me, chiudere i libri ed andarmene, lontano.

giovedì 13 novembre 2008

pensavo2..in 5 minuti...

che chi non ha voglia di lavorare è bene stia a casa, senza intasare il già saturo mondo del lavoro
che l'arroganza, l'assenza totale di stile e l'ignoranza sono assai comuni, troppo perché io viva bene da queste parti..
che sono fiera della mia categoria oggi, e che la Cassazione, seppur sviando il problema di base ha ben gestito la questione consenso al trattamento medico, e viva il II comma dell'art. 32 costituzione.
che spero che per un moto di fierezza non venga quello della delusione per l'irruzione alla scuola Diaz...nonostante i gip al tempo si siano abbondantemente espressi con moti di condanna...
che non dovrei pensare ma studiare, ancora e sempre in quei momenti liberi che restano.
buonaserata e buonanotte.

martedì 4 novembre 2008

inutilezze

pensavo...
- come è possibile che io abbia meno tempo ora di quando lavoravo?
soluzione a) non facevo un cazzo al lavoro.
soluzione b) sono io che mi convinco di questo, così quando penso che sono disoccupata non mi prende male.
- obama, secondo il nostro stimato PRESIDENTE, è ABBRONZATO, SILVIO O SILVIO ma quanto mi erano mancate le tue gaffe tu non sai..
- ma perché le persone accusano sempre le altre delle proprie miserie? ma ognuno si tenesse le sue e che cazzo!
- dell'Utri ha sostenuto che l'antimafia costa troppo, non contento ha sostenuto come avesse ragione nel sostenere l'innocenza di Mannino, ehm....come spiegare..mica la Cassazione ha detto che è innocente, ha rinviato in appello per la statuizione della rilevanza penale delle condotte ascritte a Mannino, ribadendo i canoni di determinazione del concorso esterno in associazione mafiosa, è diverso onorevole, diverso, non confondiamoci..
- immersa nella riflessione sui mali del mondo, mi domandavo ove collocare, soprattutto in che posizione l'annoso problema della stupidità congenita dell'essere umano, si accettano suggerimenti.
- la prova del miele è davvero un libro grazioso, facile facile, ma davvero interessante...
- facebook è davvero uno sputtanamento mondiale, divertente però...
- che nella pasta alla carbonara l'uovo non va assolutamente cotto, e il nebbiolo non ci sta un cazzo bene come abbinamento e io a tutt'ora ho fame.
- pensavo anche che chi lavora in Rai è fortunato perché è tutelato.
- che il disegno di legge sul testamento biologico non è fatto da capre perché affidare, seppur metaforicamente, alle capre tale paternità mi esporrebbe ad una possibile querela per diffamazione da parte delle capre stesse.
- poi pensavo al perché penso invece di studiare..bah, tanto...
...to be continued...

giovedì 9 ottobre 2008

Il governo salva Geronzi Tanzi e Cragnotti, e affonda l'Italia





Egregio Presidente della Repubblica Italiana,

innanzittutto un riferimento alla foto, riprende l'Assemblea Costituente, la ricorda? guardi l'aula.. è piena Presidente, l'ha mai più vista così? ha mai più visto uomini e donne di quello stampo sedere ed occupare le poltrone del Parlamento Italiano?

io no, gli ultimi sono morti.

Ebbene, parliamone Presidente.

Parliamo del decreto Alitalia in cui già si paventava l’immunità per i fautori del disastro della nostra beneamata (da chi?) compagnia di bandiera, ora è stata allegramente inserita una clausola generale che consente il salvataggio degli esimi signori sopraccitati.

Non lo sapevo, oggi però sono andata a leggere il decreto e, in effetti, quanto scoperto da report è esatto, se convertita in legge, il decreto salverà il deretano di molti, troppi.

E allora? E allora mi chiedo che leggano i nostri parlamentari in quel di Roma, quando emanano leggi e i decreti, mi chiedo perché diavolo vengano pagati.

Ma sono domande retoriche che non ha senso fare, lo sa anche Lei.

Però è giusto dirlo.

È giusto sottolineare le brutture del sistema cui il popolo si abitua e accoglie, è giusto sottolineare che l’Italia và come và per colpa degli Italiani e non certo per chi sta al Governo, che tanto chi se lo caga (mi perdoni il francesismo)? Può far quel che vuole, sempre, non si ferma mai e allora trovatemi qualcuno che si ferma da solo, senza interventi esterni.

E allora mi dica, anche Lei esimio Presidente della Repubblica, non starà firmando e ratificando un po’ troppi decreti? Sono lieta della sua presa di posizione, ma Lei sa, e lo sa, che la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale, oramai ai tempi andati, l’uso di decreti non supportati dall’urgenza? Laddove l’urgenza sono terremoti e calamità naturali di vario genere, o terrorismo.

Allora Presidente, Lei che è custode dell’esempio del diritto perfetto, Lei che custodisce la Costituzione più copiata al mondo, gradirebbe per pace e bene di tutti arginare la deriva illegale di chi è precostituito per il mantenimento della legalità?
Lei, Presidente, che io stimo, ricorda la portata dell’art. 2 e dell’art. 3 della Costituzione Repubblicana? Al di là di chi oggi facilmente la liquida come retorica, Lei conosce la profondità del pensiero, la ratio che ha stimolato queste norme, nessuna legge dello stato (il minuscolo è volontario), può e deve andare contro queste leggi, pena l’eliminazione dal nostro ordinamento.

Io so che Lei conosce il significato di quelle norme, le conseguenze tutte, e allora fermi lo scempio.

L’Italia ha una grande tradizione giuridica, la più fiorente e copiata al mondo, noi, ahimè, abbiamo insegnato il significato della parola diritto al mondo, la sacralità della parola scritta a tutela delle minoranze, del povero, e cosa siamo diventati? Il peggior esempio vivente. Abbiamo insegnato per poi dimenticare, tutto, siamo il popolo peggiore in questo, siamo vili, pietosi, siamo tutti faccendieri e l’ignoranza e la corruzione dei Governi degli ultimi 30 anni hanno interamente distrutto il diritto di millenni, fregiandosi di essere democratici, nemmeno Mussolini riuscì del tutto in questo.

Il diritto sta morendo Presidente, se lei firma la riforma del Ministro di Giustizia morirà anche la Repubblica e la sua democrazia e io sono convinta che Lei lo sa, come spero sia sconvolto del fatto che la riforma è delegata in 5, 6 pagina di giornale, tutti concentrati sul lodo Alfano, che in confronto è niente.

La prego legga con attenzione la riforma, così come i decreti, tutti, del Governo.

Lei è l’unico che può perlomeno rallentare il decorso di approvazione, in maniera che non vengano approvate tutte le conversioni di legge in programma, e sono molte, troppe, se va bene 5 anni non bastano.

Tutti sappiamo che la legge NON è uguale per tutti, sappiamo anche che tra giudici aggiusta sentenze, leggi scellerate che rallentano i processi oltre ogni misura tollerabile (i processi iniziarono a rallentarsi col primo governo del signor B., non è un dato casuale, anzi, è pur vero che ha dato molto lavoro ai magistrati.. ma assicuro che al contempo ha emesso leggi su leggi tese proprio a rallentare i processi penali, tralasciamo quelli civili.. lo sa Lei quanto me), corruzione, concussione e avvocati la legge non garantirà mai nulla, però.. però Presidente si può migliorare.. perché peggiorare?

Ci pensi Presidente, ogni giorno, ogni minuto, non dimentichi.

Li fermi.

Cordialità.

Un'abitante d’Italia.


venerdì 25 luglio 2008

al mare finalmente!



finalmente!!! arrivo..
buone ferie a tutti..

domenica 22 giugno 2008

capita.

Esiste la stanchezza dell’intelligenza, è vero.
E’ un concetto su cui ho riflettuto traendolo dal “Libro dell’inquietudine” di Pessoa.
Ed è anche vero che questa, quando ti assale, è spaventosa, logorante, fa parte di quelle sensazioni che vengono così, senza che tu le abbia cercate, o volute, e non le sai spiegare.
E allora è come se non abbia più molto da dire a me, non converso più con me stessa, non mi spiego i miei sentimenti, non razionalizzo le mie paure e oscillo tra i venti.
Aspetto, stimoli forse, ma, in effetti, solo sensazioni.
Nel frattempo non ho nemmeno più molto da dire agli altri, o forse semplicemente non mi interessa più tanto e a volte mi chiedo quanto più ampio sta diventando il mio vuoto, quanto più dura la mia intolleranza, quanta enormità nella voglia di scomparire.
E’ una sensazione che sa di sconfitta, sa di inutilità, e di assenza.
Di nulla, io so ora di nulla e vorrei fregarmene di tutto e andare, eppure dovrei rifulgere di vita propria appunto per ovviare l’enorme tristezza dei fatti.
Invece ho l’abulia della sonnolenza, dell’assenza di voglia, ho l’inerzia di un giorno uguale all’altro, sempre lo stesso panorama dalla finestra, sempre la stessa sedia, le solite stronzate, le solite lamentele di gente che possiede più frustrazioni di me ed è convinta che un’aula di Tribunale gliele risolva, il mio sorriso ironico quando mi sento chiamare avvocato, le mie inutili precisazioni.
Il solito nulla, senza lampi e non godo di nulla, nemmeno di una buona cena e di un buon vino in ottima compagnia.
Non godo di nulla, ma al contempo ho l’inquietudine dell’azione, la totale e assoluta voglia di oppormi a qualsiasi metodo dell’agire comune che possa dirsi tale.
Ho l’idea di oppormi a qualsiasi logica, a qualsiasi scienza dell’agire.
E qui immagino diversi futuri paralleli, diverse me.
Ma sono lampi, poi tutto perde il senso, in alternate fasi calanti.
E allora vorrei dormire a lungo, non ammettere di aver sbagliato, ma tanto vale accorgersene.
Posso riparare, cambiare, modificare, essere qualcos'altro, forse.
E posso anche pensare che siano crisi così..lunghetta la mia eh, posso pensare che ognuno attraversando la strada che a scelto si guardi e si chieda che ho fatto? Ho davvero fatto qualcosa? Oppure ho così male interpretato me stessa da aver sbagliato tutto ciò che mi riguarda?
Si sbaglia, si pensa, poi forse si torna, poi ci sente in colpa per chi non ha scelto, ma solo subito gli eventi, ma la verità è che l’uomo è innatamente egoista e i sensi di colpa durano lo stretto necessario a farci sentire migliori di quel che siamo.
Allora lascio.
Lascio la professione civile.
Amen, pace e bene a tutti.

lunedì 16 giugno 2008

lavoro, lavoro e lavoro

Sarebbe utile disquisire sulle proposte di Legge portate avanti dalla maggioranza.
Sarebbe quasi divertente disquisire sugli effetti che quelle Leggi avranno sul sistema giudiziario al collasso, già al collasso, una bestia morente, senza speranza, eutanasia.
Nei precedenti 5 anni Berlusconi è riuscito a rallentare ulteriormente i processi, al contempo ad essere applaudito per essere un uomo attento alla sicurezza del cittadino.
Così attento da inventare tali e tante scappatoie giudiziarie (ovviamente usufruibili solo dai possidenti che hanno denaro per pagare proficuamente i loro avvocati), che un processo dura il triplo rispetto a quanto durava negli anni ’90.
Ora durerà il quadruplo o il quintuplo.
Viva la prescrizione.
Viva il divieto di intercettare e vabbé ne siamo tutti lieti, tutti felici, ogni cittadino si sente più sicuro ora, ne sono lieta, per loro.
Ma non ha senso parlare di questo, oramai è andata, la popolazione ha accettato tutto e i giudici oramai sono diavoli (oh a volte lo sono per carità..), solo La Russa e i suoi militari garantiscono sicurezza, o la Lega e le sue patetiche ronde, perché no e le sue leggi ridicole sul reato di clandestinità ( ma dico pensate all’ossimoro in quel decreto si parla di espulsione immediata, ma assurgendo a reato la condizione di clandestino impone allo Stato ed ai giudici di incarcerare lo stesso affinché possa essere celebrato il processo, perché forse non lo sapete cari i miei leghisti ma l’imputato ha il diritto costituzionale di assistere al suo processo!!in sintesi il clandestino non può essere espulso.).
Oggi vorrei parlare, o meglio accennare, di una proposta di legge che gravita in seno all’U.E., o meglio di quella che diverrà una direttiva vincolante nello scopo per gli Stati membri.
In Europa, signori, si discute la modifica della direttiva 2003/88 sull’organizzazione dell’orario di lavoro. L’11 maggio scorso il Parlamento europeo ha espresso il suo primo parere. La Commissione sta predisponendo una proposta modificata di direttiva in vista del prossimo Consiglio europeo.
In Europa si pensa di abolire il limite massimo dell’orario lavorativo settimanale dei dipendenti, sia Statali che privati.
Niente più limite alle ore settimanali, e quindi anche giornaliere, svolte, il tutto sarà devoluto alla mera contrattazione NON COLLETTIVA, MA PRIVATA, tra datore di lavoro e dipendente.
Ciò comporta:
1) totale assenza di controllo sindacale su tali contrattazioni in assenza di una regolamentazione generale che ponga dei limiti all’orario svolgibile dal dipendente durante la settimana lavorativa.
2) totale sottomissione del dipendente al datore di lavoro.
3) cancellazione della disciplina degli straordinari (quindi ogni ora sarà pagata uguale e non maggiorata poiché in più).
4) massacranti turni di lavoro, privi di qualsivoglia tutela…poi il ministro del lavoro pensa a decreti sicurezza sul lavoro..
In Europa in sintesi, per bocca e penna di tutti i Ministri del lavoro degli Stati membri, ben ben appoggiati dalle varie Confindustria e in un’ottica liberista portata all’estremo, si stanno cancellando tutte le lotte dei lavoratori del ‘900. si sta annullando la storia. Si sta condannando la nostra generazione e le generazioni future all’annientamento psichico e fisico per pochi spiccioli, si condanna il lavoratore al lavoro forzato per non essere mai poveri, per non essere mai licenziati.
Il brutto è che l’Europa appare così lontana che nessuno se ne interessa, nessuno si interessa alle Leggi che essa emana, eppure le Leggi Europee hanno vigore nel nostro Stato.
sono solo brevi spunti quelli che ho dato, il tanto per pensarci, il tanto per non pensare che l'Europa è lontana e ininfluente, non è così, l'Europa sta cambiando il nostro volto.
La Legge passerà, lo so, senza che nessuno batta ciglio.

sabato 17 maggio 2008

ritorni



flash.

mesi di assenza.

non ti vedevo da dicembre.
non ti vedevo sola da settembre 2007.
per me non ti vedevo da settembre.
ed ora sei qua, semplicemente, non ostante la vita vada avanti per tutti, la tua più immobile di altri, la mia diversa e ancora più agnostica, ma queste sono altre storie.

probabilmente ci volevi tu, probabilmente sei stata tu, e io sono tornata indietro di anni, tutte abbiamo fatto un balzo indietro, lo so, l'ho visto ieri tra la calca a ballare canzoni stupide che non ballavo da anni, in posti strani che non frequentavo da anni, eppure eravamo lì, eravamo noi come anni fa, come ieri, il resto a parte, inesistente, quasi inopportuno.

ed è stato bello e mi è piaciuto e in fondo non sei cambiata per nulla, ed è divertente vederlo, ho rivisto ogni pregio ed ogni difetto, quasi forse un po' amplificati.
questione di sensazioni. questione che un po' di respiro in questa Italia di merda a volte ci vuole.
e sì, l'Italia fa schifo mia cara, ma d'altro canto è assurdo pretendere un'italietta dotta e di sinistra, è ridicolo già solo pensarla veritiera, si vorrebbe, ma cambierebbe qualcosa a fronte di un mondo che va comunque a puttane? tanto chi comanda è sempre lo stesso e non sono i nostri beneamati governanti, essì essì L'Italia amica è così, il mondo è così, eppure ancora si sta qua mia cara, in ogni caso qua, in cerca di un sorriso, in cerca di piacere.
bisogna concentrarsi sul piacere.
il piacere di ridere con te, di bere del vino, o della birra che sia, con te. di ballare stupidamente, consapevolmente.
il piacere dei piedi nudi sul prato del Castello.

di andare alle Ariette stasera, insieme, sempre noi, come anni fa, bestemmiare per il ritardo di Lara.

di cogliere le ciliegie dall'albero domani, arrampicarmici se mi regge.
di ridere leggeri, sereni seppur nella merda, senza una lira e nel totale precariato.

di urlare se si vede un culetto bianco, spaventandolo a morte.
il piacere dell'assenza di astio delle cose, per le cose.

il piacere di noi.
ed è bello pensarlo, e voglio pensarlo, voglio pensare a questo, al mare, al mio Kundera sul comodino a braccetto di Feyerabend e Izzo.
e sorridere di loro.

con voi, stasera, domani e dopodomani e se incontrerò un leghista avrò compassione della sua faccia grigia e triste, ossessionata da tutto, in preda alla paura, avrò pena di lui e del suo nulla.

che cosa orribile la paura.

ma noi ce ne fottiamo, noi stasera e domani e dopo ridiamo, noi stasera e domani e dopo viviamo.

martedì 6 maggio 2008

portogallo.



atterri a Porto e ti appare proiettata nel 2030, subito osservi come anche da queste parti i servizi siano nettamente superiori.
ti prelevano appena scendi nella sezione metro e ti mettono sulla linea adatta, direzione centro città.
esci a Sao Paolo e sei catapultato indietro nel tempo di un centinaio di anni almeno, ti volti e vedi l'azzurro del rio che costeggia Porto, dietro di te infine salite nocciola, ai lati meravigliose viuzze talmente piccole che ti chiedi come le macchine possano entrarvi così alla perfezione e così velocemente, istintivamente dubiti dell'effetto ottico.
risali lentamente sino a praça da Libertade e poi giù a picco, improvvisamente, dalla cima, discese e colori e profumi e ti pare quasi che potrai fermarti solo ai piedi di una via qualsiasi che è il Rio, e poi è Ribeira e il mondo cambia, e la percezione del tempo cambia.
il passo si fa istintivamente lento ad osservare gli intonachi vecchi e scrostati, dignitosi e pieni di vita, ci si protende nelle porticine larghe 50 cm e alte 1 e 60, blu, si assorbe ogni odore ed ogni essenza, si guardano i pescatori stanchi alle porte di minuscoli bar e le donne che cucinano all'aria e ti sorridono invitanti, come le meretrici degli angoli mai nascosti, tornite e allegre.
a Ribeira ci si perde con assoluta gioia, a Ribeira si seguono gli splendidi odori di cucina di pesce e pane e dolci e spezie, ci si ferma con gli odori, o per il vino verdhe regalato o per la musica o le danze improvvisate e allegre, spontanee, non turistiche, i turisti sono più su, molto più su.
a Ribeira c'è povertà dignitosa, e ci sono i sorrisi più belli della città, e li osservi tutti e tutti indicano il Rio e il tram e le fabbriche di porto generose.
a Ribeira tutto è obliquo e scosceso, tutto è nocciola e scrostato, tutto è meravigliosamente vecchio, tutto è mestiere, ciabattini, pescivendoli, baristi d'altri tempi, pellettieri, librai.
librai..qui scopri che Ricardo Reis è uno pseudonimo di Pessoa e tu, imbecille, hai lasciato dentro una libreria un'edizione autografia di opere di Reis, senza riconoscerlo, così, ti attiravano altre cose.
Ribeira è malinconica vista dal monastero, la si lascia con tristezza, a caso, col viso voltato tra gli alberi dell'Altalejo, percorri la statale tra l’odore penetrante di pini e querce, scegli dove fermarti, dove sostare, sorridi ai piloni messi apposta per le cicogne che costruiscono nidi di rami, enormi giacigli sopra le teste dei contadini e il verde dei campi e i carretti trainati dai buoi e i fiumi e le valli.
Poi arrivi a Nazarè e lì ti fermi.
È una città, non verrebbe voglia di fermarsi subito, perché città, poi passi vicino all’oceano ed è un’esplosione di blu e di bianchi, bianchi e blu e azzurri delle case e viuzze talmente strette da poter toccare entrambi i muri in lungo con un sol braccio e di nuovo odori e suoni e musiche e donne dai 7 veli colorati alle gambe e i sorrisi dei bimbi fuori da ogni vicolo in cui giocare a nascondino è il sogno di ogni bimbo, perchè laggiù i bimbi giocano ancora a nascondino e con le bambole sedute nelle sedie di paglia a far prendere loro il thé e a calcio ed è bello pensare che ancora si faccia e non esista solo play station o similari...
E ti fermi in spiaggia lentamente, assapori ogni rumore, l’oceano fa un rumore splendido, un gorgoglio profondo e continuato, sino al frastuono assoluto della tempesta.
Attendi, poi sono le 6 e i pescatori tornano in porto, le barchette colorate di nero a strisce blu, i berretti appuntiti simili a Venezia, sorridenti e le donne ai moli, in attesa, un rituale quotidiano che dimentica ogni attività, sono tutti al porto, tutti danno una mano, tutti si allungano alle casse di sardine e granchi e gamberi e aragoste, e tutti si spostano lenti in spiaggia più a sud, come una processione quotidiana, un vivere del mare ai loro ritmi, lenti aprono le sardine e le mettono al sole ad essiccare su essiccatori di legno semplicemente, così, all’aria, al mare, non immagino nessuno che possa venire a rubarne qualcuna.
Stessa fine i polipi, i granchi li offrono ai passanti, ad una miseria spesso gratis alla fine della serata, il prezzo va a viso, va a sorriso ed a rispetto dimostrato.
Va a viso anche la pensione d’azulejos in cui abbiamo dormito. Un viso da poco od una cortesia immensa. Un sorriso al mattino. Ed è di nuovo vicoli bianchi come il latte, ed ogni giorno danno una sensazione di diverso, di nuovo.
E poi via fino alle bocche dell’inferno, dove l’oceano non è mai calmo e ancora pini ed abeti e querce e piccoli paesi dai nomi ignoti e piccoli ristoranti ed altri sorrisi ed altri caffè e provare a fare il caffè con i vecchi per vedere l’Italia e la differenza e poi Lisbona dai ponti infiniti, Lisbona malinconica ma vestita a festa per i turisti, Lisbona città grande che perde un po' in genuinità.
Lisbona e l’alfama, dove il fado è perso in locali turistici, dai menù turistici e un Rio enorme ed inquinato, triste e spento.
Lisbona e qualche piacevole pezzo di Nuoro e dintorni per una birra, per caso.

Lisbona e il ristorante degli operai dove non ci accolgono, dove non ci guardano, dove infine ci adottano, così, per simpatia, perché da turisti abbiamo apprezzato il cibo povero ma sostanzioso e che cibo, divino, assolutamente divino con aguardente omaggio del figlio della padrona, con il caffè fatto con cura e l’invito a tornare e un obrigada sono io signora che le è piaciuta la mia cucina, io di più perché ero a casa all’estero e lei mi sorride e io penso che in Italia si sorride poco e male.
questa è l'alfama scovata per caso, dal nulla e genuina, probabilmente a ritornarvi non la troverei.
Poi viene il deserto e l’Algarve e Obidòs e la sua gingja sin dal mattino, nettare di ciligie in un paese uguale a 500 anni fa, i suoi vecchi sembrano di 500 anni e ti guardano curiosi e sorridenti, scuotono il capo con dolcezza ai nasi per aria.
e ancora un minuscolo bar lusitano visto per caso dove i vecchi siedono tra vino e carte e via, ancora, capo Sao Vincente e la fine del mondo conosciuto e l’oceano, solo oceano e surf e surf e oceano e coste altissime e conchiglie gialle e io che prendo la prima onda e solo i blu infiniti e marrone e nocciola e giallo e musiche naturali e noi, zitti.

sabato 3 maggio 2008

la vergogna.



accade che torno in Italia dopo 8 splendidi giorni in giro per il Portogallo, da Porto a Sagres, passando per Lisbona e Nazaré ho conosciuto dei posti meravigliosi e della gente altrettanto bella, mi sono crogiolata sull'oceano e ho fatto surf per la prima volta in vita mia, volevo scrivere di questo e poi...
poi accade che il penultimo giorno di vacanza prendo in mano Le monde e leggo che Roma è andata al fascio picchiatore, sposto lo sguardo e vedo che Libero (un pò sconvolta per la sua presenza in Portogallo), titola: "Walter non ti resta che l'Africa", titolo quantomeno razzista e sciocco, oltre che volgare e la mia già azzerata voglia di tornare crolla ai minimi storici.
poi accade che torno in Italia e leggo:

"Le terribili minacce che giungono da Tripoli dimostrano che avevo visto giusto indicando la Libia come regista della strategia di invasione delle coste meridionali del nostro Paese. Per fortuna, grazie agli elettori, vi sarà finalmente nel nuovo governo la presenza significativa dei crociati della Lega Nord, in grado di combattere fermamente il pericolo del terrorismo jihadista e i suoi palesi e occulti sostenitori. L'Italia, grazie anche alla Padania, è un grande Paese e non si farà intimidire da chi semina sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà".
a tal punto sono totalmente inorridita e mi vien da dirvi a voi, a voi del nord, a voi che pensate di essere superiori e siete anche voi del sud Europa, ma forse anche la geografia è per voi troppo.
a voi che per quell'assurdo 7% che avete preso pensate di poter parlare a nome dell'Italia.
a voi che con le vostre viscide facce da maniaci pervertiti sorridete irridenti alle telecamere, affermando superiorità razziali inesistenti.
a voi che sareste la gioia di Lombroso al nord.
a voi che osate parlare di cultura con arroganza, anche se il vostro livello di conoscenza è pari a quello di un infante senza possederne l'innocenza.
a voi che viscidamente commentate le prostitute per strada, perché vi immagino così, vi vedo così, lo so, eppure vi riempite la bocca con la parola famiglia.
voi che ce l'avete duro e a guardarvi si dubita perfino che ce l'abbiate, mammolette incapaci di assumervi le vostre responsabilità se l'Italia va male.
a voi che vantate credibilità all'estero solo perché non sapete parlare altro che il vostro finto dialetto e non capite i titoli dei giornali, ma solo le immagini, con sforzo e tramite traduttore.
a voi piccoli fascisti in erba che cogliete l'acqua del Po in un ridicolo rituale che sostenete vecchio di millenni, dimenticando che la pianura padana è stata bonificata da Mussolini e voi esistete dagli anni '90.
a voi che vi piace viaggiare senza apprendere nulla.
a voi che sapete solo parlare di denaro e pensate di produrre per tutti e poi evadete in 140.000 tra Lombardia e Veneto e i tram signori ve li pagate con i nostri soldi, quelli di Roma ladrona.
a voi che volete rivisitare la storia perché l'avete studiata sulle figurine panini.
a voi che la sera tornate a casa dalle vostre mogli inveendo contro gli extracomunitari, salvo impiegarli nelle vostre fabbriche a meno del minimo salariale, sentendovi anche generosi in questo.
a voi che siete il prodotto peggiore della modernità paurosa e votata al nulla,
voi che siete potere del Dio denaro.
a voi che siete così meschini e ipocriti e maiali da avere schifo di voi e dar aver schifo di chi ha creduto in voi.
a voi che prendete la prima comunione guardando lascivi il Cristo che pensate vicino.
a voi io dico che siete gli ultimi dell'Italia, voi siete coloro che rinnegano il nostro passato, la nostra storia, la nostra immane cultura storica e artistica.
voi e solo voi siete coloro che disonorano l'Italia.
voi siete la nebbia d'Italia.
siete il nulla che vaga in una parlata indecente.
siete coloro che abitano in una terra che è grigia dal cielo e ne avete preso il colore.
voi non mi rappresentate, voi non sarete mai Italia.
voi vorreste, ma non potete.
voi che non conoscete dignità andate per voi, soli, insieme all'expo di Milano, voi andate, lasciate me a piangere per Venezia che pare abbia perso colore oggi.
lasciate noi al sole.
lasciate a noi l'Italia, a noi che siamo ancora in grado di sorridere a chi ci è di fronte e anche se di sorrisi non si mangia alleviano la vita, da sempre.
voi non avete sorriso e sono io a non volere voi, sono io a non voler la stessa nazionalità che avete voi.
voi mi fate schifo.
voi mi inorridite.
voi mi fate vergognare e questo mi dice che non sarei dovuta tornare.

lunedì 21 aprile 2008

assenze

bisogna mantenere la calma. sempre. anche quando si vorrebbe sbattere tutto al muro. pura, innata e liberatoria violenza.
e allora perché non ho capito? perché non ti ho capita? come hai potuto ovviarmi con tale facilità? è perché sei lontana? è perché quando ti ho vista sabato mi sei sembrata così apatica, così priva di te da spaventarmi ancora di più, da farmi stare col fiato sospeso, senza più spegnere il telefono, in attesa, agonia.
e me ne frego del volo rinviato e delle rabbie represse e ci sei solo tu, e rispondimi e parlami e non è come dicono gli altri, ed ho paura per te e per me, per le colpe, per la mia lontananza.
non posso far nulla, posso solo dirti vivi.
e vivi, vivi, se vivi ci sarà un tempo in cui tutto sarà lontano, in cui i libri saranno letteratura e non presagi, vivi perchè è presto, troppo presto ora, non puoi far nulla e non riesco a fartelo capire.
vivi perdio.
per te e per quel che sarà.
per te e per sorridere un giorno al pensiero di quel che volevi.
vivi per chi muore intorno, anche se sembra assurdo.
vivi perché non ti perdonerei.

venerdì 11 aprile 2008

non votare

Votare è un diritto e un dovere.
Ognuno di noi dovrebbe votare, io dovrei votare, tutti dovrebbero mollare qualsiasi cosa stiano facendo ed andare a votare.
Ebbene, quest’anno non lo farò.
Dirò di più, dirò cosa mi piacerebbe: MI PIACEREBBE L’ASSENZA DI QUORUM!!! Eh si si, mi piacerebbe da matti, mi piacerebbe che al conto delle schede ci si rendesse conto che i votanti non superano il 50% degli aventi diritto.
Panico! Si creerebbe il panico, il più assoluto panico, si disquisirebbe per mesi sul perché, per ovviare fraintendimenti i non votanti dovrebbero tutti inviare un e-mail ad ogni partito con scritto: A CASA, tutti! facce nuove avanti, pensieri nuovi avanti, cariatidi a casa.
Tutti a casa e fanculo alla Vostra pensione.

Ecco questo mi piacerebbe.
Ed è quello che farò.
Non mi tapperò il naso e voterò Pd, non voterò Rifondazione perché alcuni punti non mi piacciono, non voterò sinistra critica perché siamo nel 2008, ammettiamolo anche con noi stessi, è ora, gli altri beh, non ha senso parlare della frangia di destra.
Agli altri auguro buon voto.

p.s. si potrebbe proporre anche un voto che io reputo molto dadaista: la SANTANCHE’, avremmo tacco 13 e Vuitton gratis per tutti!!! Ma ce la vedete volteggiare a Palazzo Chigi????mamma mia..

mercoledì 26 marzo 2008

paura


c'è qualcosa di viscido nella paura.
è scivolosa, melmatica, odiosa, ne afferri un pezzo, lo stringi, gli parli e riparli, tiri, sembra che scompaia, allora smetti di combatterla, diventi acqua che si richiude sopra i corpi che ha assorbito dentro di se, ti volti e cazzo! è di nuovo lì, nemmeno un graffio perdio, nemmeno uno. allora t'incazzi.
t'incazzi con la filosofia e i suoi archetipi.

t'incazzi con la psicologia e fanculo Young e Freud.
t'incazzi con Jodorowskj anche, perché? perché cristo io ho provato a non combattere la paura, davvero e mi sono fidata, dici che se non la combatti questa scompare, allora caro, sai dirmi perché è ancora qui?? no, dico, così per dire, ok ok sei più bravo di me, la psicomagia mica la si impara in un attimo, sono anni di applicazione, vero e ancor vero, ma sai io non ho una strega indiana da me, nemmeno uno sciamano africano, né una jana sarda, se può essere lo stesso, quindi faccio da me! e però niente amico mio (perdona il tono colloquiale) proprio niente.
allora
boh, provo a controllare i sogni? poi però ci arrivo a cancellare la paura? no, perché in effetti io volevo arrivare a questo, il resto, bah mi secca, ma faccio senza. ascò io faccio così ti vengo a trovare, eh? che dici? guà non sono pedante, giuro, eppoi mi rimani solo tu, Young è morto, Freud uguale, i grandi filosofi non ne parliamo!
siamo d'accordo? è che poi mi fa incazzare a bestia che non riesca, davvero, eppoi mi piaceva tanto l'idea, si mi secca proprio fallire, ancor più perdere, soprattutto persone sai? si, soprattutto persone, in un sospiro, in un invecchiamo assieme e in un saluto a Bordeaux, poi potremmo anche analizzare com'é che la mia amata Francia ultimamente mi crei, come dire, mm, mettiamola sui guai va! lo voglio evitare, capisci? si io ho deciso, ti vengo a trovare, arrivo, aspettami!

lunedì 17 marzo 2008

meno 33



meno trentatre.
poi non sarà altro che rumori di nuovo e d'acqua.
acqua e rumori di nuovo,
per disabituarmi ancora alla città.

giovedì 6 marzo 2008

nonluoghi

Non secondo Augé, né secondo Berger, ovvero Spinoza, che pure stimo, nonluoghi secondo i medi, i comuni, nonluoghi di cui abbiamo bisogno, identità, di cui abbiamo necessità e ahimè non abbiamo.
Non abbiamo riferimenti che non sia storia, che non sia luogo o desiderio, non abbiamo altro che le nostre percezioni sensoriali, di memoria, non abbiamo nulla che non sia costruito, ora in infanzia, ora in adolescenza, non abbiamo altro che smacchi nascosti da tirar fuori a tempo debito.
Eppure abbiamo bisogno di collocazione e di collocare gli altri.
Abbiamo bisogno di definizioni, non riusciamo ad esserne esenti, dobbiamo necessariamente collocare le persone che ci circondando entro limiti ben definiti a noi comprensibili, ciò che non comprendiamo semplicemente non lo assimiliamo all’istante per quel che è, abbiamo bisogno di scomporlo e di riferirlo a qualcosa che ci è noto.
E allora, banalmente, se telefoniamo al mobile di qualcuno il primo bisogno che abbiamo è di collocarlo in uno spazio-temporale, il secondo è il sapere chi stiamo chiamando, non in astratto, ma in maniera definita, accettiamo l’estraneo solo ove dovuto, per necessità.
Abbiamo urgenza delle cose altrui, sapere per collocare, come piccoli magazzini di pensiero a compartimenti stagni in cui ogni persona a noi nota ha la sua esatta collocazione, la sua esatta definizione, fissa.
Ci turba, fateci caso, quando questa persona modifica il suo comportamento, o malauguratamente cambia, ne abbiamo quasi il rifiuto, e spesso tendiamo alla critica, semplicemente non riusciamo più a collocarla nei nostri luoghi mentali, nei nonluoghi che gli abbiamo dato.
Occorre un processo di scomposizione e ricomposizione mentale, affinché la persona in questione possa rientrare nuovamente nello scomparto mentale a lei dedicato e ciò, per quanto ovvio, può accadere solo in presenza di un forte affetto, non teniamo nella giusta considerazione l'evoluzione umana, soprattutto di pensiero.
Esattamente come ci turba il contatto con chi nelle nostre convinzioni, o percezioni, non risponde ai nonluoghi creati dalla nostra mente.
Difatti è perfettamente falso che l’uomo non si ferma alle apparenze, non in senso assoluto, ma relativo, quando incontriamo una persona ne notiamo subito l’abbigliamento e se questo rientra nei nostri gusti spesso possiamo anche soffermarci a conoscerla, in caso contrario tale persona viene accantonata, è umano ed indefettibile.
Faccio un esempio, quando si incontra una persona estremamente tirata, spesso si classifica con un banale “fighettina/o”, e nel caso in cui noi siamo di altre “sponde”, semplicemente la accantoniamo, la molliamo, non ci interessa, per converso se incontriamo qualcuno che riteniamo affine ci soffermiamo, parliamo, magari azzardiamo serietà nelle conversazioni, spesso e purtroppo accade che l’affine non lo è, ma solo modaiolo, il tirato lo è.
definizioni, è la parola d'ordine.
L’uomo è banale in fondo, prevedibile, facile al giudizio e al giustizialismo, secoli di libero pensiero, di filosofia, sociologia e antropologia hanno di ben poco aperto la mente, o forse rimane solo una questione di maturità.
Forse è invece questione di una conformazione genetica, o di una profonda mancanza di dialogo, di ottusità anche, di assenza di tempo perlopiu.
non lo so, invero non lo so.
Ora mi chiedo quanti compartimenti stagni possiede ancora la mia mente? Quanti nonluoghi da far divenire luoghi? E quanto sia esatto ragionare così, o meglio ciò è giusto? no, ma non per motivazioni profonde, ma perché resto ancorata tenacemente alla concezione relativa della giustizia (su questo consiglio Giustizia di Dürrenmatt, al di là della filosofia) e del mondo in sé, che mai è univoca, niente è univoco.
il triste è che nonostante si provi a modificare questo atteggiamento, a imporci il basta, lascia vagare la mente come viene, cadiamo sempre nell’errore di avere la necessità fisiologica di dover inquadrare qualsiasi cosa ci si presenti davanti.
Badate non parlo dei pregiudizi di strapazzo o d'altro di simile, parlo di classificazioni di ciò che incontriamo, a prescindere dall’indubbia e innata curiosità dell’uomo che lo spinge sempre ad una ricerca sia interiore che esteriore, mai sia diversamente, all'apprezzare questo, ma il nuovo, il diverso dobbiamo, per quanto diverso, associarlo sempre a qualcosa che conosciamo, altrimenti ne siamo sconvolti, scioccati, nelle ipotesi migliori affascinati e soggiogati.
Tutto ciò in sintesi per dire che sto di nuovo cambiando dentro, sono camaleontica, in questi anni ho cambiato varie volte punto di vista e forma mentis, mi rendo conto di aver creato scompiglio qualche volte, però è bello, io inizio ad apprezzarlo davvero, mi piace proprio, devo lavorarci, ma mi affascina, andare anche contro me e soffermarmi, impormi di non cercare verosimiglianze, assonanze, anzi viva le dissonanze, insomma nonostante i retaggi mi sa che li scompongo tutti gli scomparti della mente, oh poi in quanto umana si dovrà provvedere mio malgrado a ricomporli tutti!!

mercoledì 27 febbraio 2008

il sorriso di ieri.



le conversazioni a volte prendono la deriva, vagano per meandri intimi che non riguardano le due persone che conversano.
a volte ci si trova con estranei a conversare del senso di amare.
a volte è piacevole.
a volte ci si chiede come sia potuto accadere, perché ci si trovi in quella data situazione e come mai nonostante tale consapevolezza si rimanga lì a conversare, magari amabilmente, più spesso attoniti, tentando di convincere l'interlocutore della bontà dei propri argomenti.
quali argomenti poi? che frega all'altro delle proprie convinzioni, dei propri pensieri? però queste conversazioni aiutano, l'estraneo spesso può farci pensare tanto quanto un amico e le conversazioni inizialmente superficiali possono diventare profonde, dal nulla solo per il gusto di proseguire, anche da soli, in introspezione.
oggi però mi vieni in mente tu e mi si arroca la voce di dispiacere.
ti vedo come qualche giorno fa, occhi cerchiati e zigomi evidenti, troppo evidenti.
ti vedo vuota e questo mi strazia e mi riempie di rabbia.
ti vedo china inutilmente. non serve, lo sai anche tu.
non aiuta che a straziare quel poco che resta.
ti vedo fra tua sorella e un'amica, eppure non ti vedo.
non sarà oggi.
allora penso che l'importante e sapere dei i motivi della propria vita tutti, ma non serve sviscerarli sempre.
so che l'importante è sapere cosa non sarà, non è vitale sapere quel che sarà.
so che l'importante è sapere dell'amicizia, ancorché lontana.
sapere dell'amore, della follia, del perché si stringono i denti e ci si incazza.
sapere delle proprie fatiche e si del dolore che spezza in vena, anche di quello.
sapere del buon vino e della buona compagnia e che anche se non parli non è importante, se non ridi non è importante, se piangi va bene.
non va bene se muori dentro, se lasci che tutto ti assalga, non va bene se non gridi o strazi, non va bene se aspetti che siano i luoghi a curarti, non va se perdi te.
non va bene se non senti più, hai l'unico dolore che significa vivere, vale la pena, fosse poco o tanto, non fosse niente o inutile, ma non deve mai impedire.
e l'amaro è che tutto quello che ho scritto probabilmente non ha senso, o probabilmente lo ha, ma non per te.